Omelia (21-06-2026)
don Alberto Brignoli
Non diamola vinta alla paura!

Ho l'impressione che stiamo vivendo una fase storica nella quale avvertiamo un forte senso di paura, tra le persone. Siamo agli inizi dell'estate, e certamente si avverte una sensazione di insicurezza nelle persone che si mettono in viaggio, a motivo di tutto ciò che sentiamo succedere in giro per il mondo. Da un momento all'altro può scoppiare un conflitto armato anche nei paesi da sempre considerati "in pace", così come da un momento all'altro il clima impazzito può provocare disastri, e trovarcisi nel mezzo non è la cosa più simpatica di questo mondo...
Ma anche per chi non viaggia, e comunque anche negli altri periodi dell'anno, si avverte un forte senso di insicurezza. Una passeggiata in luoghi un po' più affollati del solito ci fa stare sul "chi va là", ed è sufficiente sentire un botto, oppure un urlo lanciato da una persona con addosso uno zaino e in evidente stato di alterazione che subito pensiamo al peggio. È vero che spesso scattano dei fenomeni che possiamo definire di "psicosi collettiva"; ma è altrettanto vero, anche alla luce di fatti di cronaca recenti, che non è così inusuale trovarsi davanti, all'improvviso, una persona che brandisce un coltello come fosse un ombrellino da sole, oppure vedersi piombare addosso all'improvviso un'automobile su un marciapiede, se non addirittura la carrozza di un tram che deraglia inaspettatamente dalle proprie rotaie. Del resto, non possiamo nemmeno più definire "sicure" le mure domestiche, visto e considerato che anche in pieno giorno puoi trovarti in casa, all'improvviso, un malintenzionato qualsiasi che di certo non ti ha suonato il campanello per entrare!
Ad ogni modo, non si può vivere di paura, perché ciò vorrebbe dire venire sconfitti non una, ma due volte, dalle situazioni nelle quali eventualmente dovessimo imbatterci: la prima, ogni volta che si viene fatalmente colpiti da qualcosa, e l'altra quando - a motivo di ciò che accade - ci lasciamo condizionare nel nostro stile di vita, evitando di vivere una vita normale e facendo, in questo modo, il gioco dei tanti "maestri del terrore", che è proprio quello di creare un clima di insicurezza e di paura attraverso il quale possono dominare le nostre coscienze. Non si può vivere di paura: la paura è l'esatta antitesi della vita, perché la paura è sempre paura di stare male, non di stare bene; è paura di soffrire, non di essere felici. Nessuno, infatti, ha paura della vita; mentre tutti, chi più e chi meno, hanno paura della morte. Ma non si può vivere di paura, e questo ce lo ricorda pure la Liturgia della Parola di oggi.
Non ebbe paura il profeta Geremia - forse il più osteggiato dei profeti di Israele - il quale, calunniato e attaccato dai suoi stessi conterranei, non ha il timore di denunciare soprusi e ingiustizie, perché Dio è "al suo fianco come un prode valoroso". Sì, d'accordo: Dio è un prode valoroso... ma molte volte ci chiediamo cosa fa Dio per dimostrarcelo. Dove si trova Dio ogni volta che accadono certi fatti, ogni volta che un innocente perde la vita, ogni volta che il mondo si trova costretto a leccare le ferite delle violenze che subisce? Dov'è Dio, mentre decine di ragazzini muoiono arsi vivi durante una festa di Capodanno? Che cosa avrebbe il coraggio di dire, oggi, Gesù, alla madre di un bimbo di due anni che muore nel momento esatto in cui sta per ricevere un cuore nuovo, che in realtà è già morto?
"Non abbiate paura": è quello che Dio, a volte da un angolo recondito del suo nascondiglio, ha ancora il coraggio di dirci. "Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima": l'anima non è uno spirito che vola fuori dal corpo al momento della morte, ma è la vita che nonostante tutto va avanti senza lasciarsi intimorire, perché la vita, quella vera, nessuno la può vincere; perché anche se un corpo viene martoriato e ucciso, nessuno uccide la sua anima e la sua voglia di eternità.
E tutto questo, perché Dio nostro Padre non permette neppure che un uccello del cielo cada dal suo nido nel tentativo di volare, senza che lui lo sappia; ma soprattutto, senza che lui, in tutto questo, sia presente. Nel brano di Vangelo di Matteo che oggi abbiamo letto, Gesù dice chiaramente che nessun uccello, nel tentativo di lasciare il nido per volare in piena autonomia, cade dal nido senza che Dio lo voglia. Dio è presente in ogni istante della nostra vita: e anche se sa già in anticipo che il nostro destino è fatto di continue sofferenze, tuttavia ci continua a chiedere di non avere paura, perché la paura è nemica di Dio, e Dio è nemico della paura. Anzi, ancor di più: ci chiede di vivere fino in fondo la nostra esistenza, anche a costo di correre il rischio di cadere; ci chiede di lanciarci fuori dal nido della paura e di volare, perché comunque, anche se cadiamo, lui è lì. Ci chiede di non smettere mai di volare, di osare, di puntare a salire in alto: perché anche se cadiamo, lui è qui.
Non rinunciamo a volare, non rinunciamo a lanciarci fuori dal nido, non rinunciamo a vivere solo perché abbiamo paura di cadere: si è rialzato pure lui per ben tre volte sulla via del Calvario, sotto il peso della croce. Rinunciare a vivere per paura della violenza e della morte vuol dire rinunciare a credere che Dio è sempre con noi.
Non rinunciamo mai a volare: anche qualora perdessimo la vita, abbiamo perlomeno osato viverla. Perché perdere la vita senza viverla, rimanendo chiusi nella sicurezza del nostro nido, è molto più facile di quello che pensiamo: e soprattutto, quando usciamo dal nido, anche se cadiamo, siamo certi che Dio c'è.
E Dio è vita, sempre e comunque.