Omelia (28-06-2026)
padre Paul Devreux


In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Come è possibile che Gesù, che ci comanda di amare tutti, faccia questo discorso. Proviamo a capire. Il nocciolo del discorso sta in quel "più di me". Facciamo un esempio. Se amo i genitori più del Signore, non sono libero aiutarli obiettivamente, né di lasciargli il diritto ad andarsene al momento opportuno, perché senza di loro mi sento perduto. Cosi i figli. Se sono possessivo come faccio ad educarli e a lasciarli andare? Amare non è sempre facile. Camminando con Gesù, è più facile. La mia croce che non è quella di Gesù, sono le difficoltà che incontro portando avanti la mia vocazione che, sarà sempre una vocazione ad amare nella gratuità, e quindi con distacco.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. Perché avrà amato e costruito qualche cosa d'importante, come chi si è costruito una casa.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d'acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
È bello sapere che il Signore non solo sostiene noi, ma anche chi ci aiuta. Infatti si diceva: "Dio te ne renda merito". (simbolo della Misericordia in Toscana).
Buona domenica.