| Omelia (28-06-2026) |
| Missionari della Via |
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Il Vangelo di oggi ci invita a un ektasis (estasi) cioè ad aprire gli orizzonti per assumere la bellezza a cui siamo chiamati. È un'ammonizione che ci avverte che possiamo stagnare nella conservazione di sé e nel possesso. In questo Vangelo, dovremmo imparare a leggere non solo una richiesta esigente di Gesù ma soprattutto un processo necessario. È proprio di una crescita sana acquistare sempre più la consapevolezza dell'identità di figli di Dio, facendo andare in pezzi ciò che mortifica la nostra vita e proporzionando i nostri legami. È noto che alcuni legami familiari condizionano pesantemente le nostre scelte: alcune priorità sbagliate distruggono famiglie e relazioni. Possiamo percepirlo anche nella Chiesa, quando con doppiezza si antepone al servizio il "casato". L'appartenenza di sangue o di gruppo viene anteposto alla consacrazione a Dio. È allora che la vocazione rischia di perdere trasparenza, e il servizio si appanna sotto il peso di un ruolo funzionale. Il Vangelo ci invita invece a un'identità libera, non fondata su privilegi o appartenenze umane. Il discepolo cresce quando lascia cadere ciò che lo trattiene, quando apre gli orizzonti per riconoscere il primato dell'amore di Dio. Ciò comporta acquisire con la grazia di Dio un certo senso delle proporzioni, che aiuti a superare la crisi per purificare l'amore verso gli altri e verso sé stessi. Prima di tutto è importante non avere paura della crisi. Mettere Dio al primo posto significa accettare che la sua presenza scuota le nostre false sicurezze. Non è una crisi che annienta ma una crisi che illumina: «Nel momento in cui sembra che tutto vada a pezzi, ci si offre l'occasione di esplorare l'ignoto ed è qui che può emergere la nuova identità. I periodi di crisi sono quelli ideali per ricominciare» (D. Dolci, La legge come germe musicale). L'estasi evangelica è proprio questo: non un rapimento fuori dal mondo ma un'uscita dalle nostre paure per entrare nella libertà dei figli. Possiamo aver paura di ferire gli altri o di negare i legami più profondi come se fossero antagonisti del primato di Dio. In realtà, mettere Dio al primo posto significa illuminare del suo amore tutte le nostre relazioni, che diventano non intralcio ma realtà vivificanti. Ciò comporta il perdere qualcosa, uscire dall'autoconservazione e da relazioni sproporzionate per aprirci alla carità: «L'uomo non arriva a compimento se vive nel possesso di se stesso [...] L'uomo è creato in "forma di inizio"; in un'apertura e predisposizione verso ciò che verrà incontro. Se egli si blocca e si irrigidisce; se resta chiuso in se stesso; se non corre mai il rischio di disporsi nell'atteggiamento di dedizione alla realtà, allora diventerà sempre più rigido e misero. Egli ha conservato per se la propria anima e l'ha sempre più perduta» (R. Guardini, Persona e libertà). Solo chi accetta di perdere qualcosa di sé può diventare spazio per la bellezza che salva, può rendersi conto che è mandato a diffondere la profezia del regno, è benedetto da Dio al punto che ogni gesto d'amore verso di lui Dio lo ritiene degno di ricompensa. San Francesco di Sales scrive: «Se sapessi che una fibra del mio cuore non è per Dio, me la strapperei». Non è un invito alla violenza verso se stessi, come il Vangelo di oggi non è un monito violento a lasciare i legami o a maltrattarsi. Si tratta di un aprirsi alla verità: riconoscere ciò che non porta vita e lasciarlo andare. Forse anche noi dobbiamo imparare a "strappare", con dolce decisione, tutto ciò che soffoca la speranza: gli amori disordinati che ci ripiegano su noi stessi, la non accoglienza che indurisce lo sguardo, la mancanza di benevolenza che spegne la fiducia. Sono realtà che, se non vigilate, possono radicarsi nelle fibre più profonde del cuore. Eppure, proprio lì, lo Spirito ci invita a una purificazione che libera, a un cuore più leggero, più vero, più capace di amare. PREGHIERA Signore, apri il nostro cuore all'estasi del Vangelo, perché possiamo uscire da noi stessi e riconoscere la bellezza a cui ci chiami. Illumina le nostre crisi e rendile passaggi di libertà, dove gli affetti si ordinano alla Tua luce e diventano sorgenti di vita. Strappa con dolcezza ciò che soffoca la speranza e purifica i nostri legami, perché il Tuo amore sia il primo e renda fecondi tutti gli altri. Donaci un cuore leggero, vero, capace di carità. Amen. |