| Omelia (27-06-2026) |
| Missionari della Via |
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È bello che ci siano delle persone che chiedono a Dio e che non si rassegnano davanti alle cose che non vanno. Pensa a qualcosa che in questo momento ti fa soffrire molto; ecco Dio ti chiede di andare a Lui, di fidarti anche nel dolore che stai attraversando. Il centurione supplica per un suo amico, un suo inserviente che gli era diventato caro e si fida che una sola parola di Gesù può guarirlo. Il centurione, appartenente a un popolo occupante e non fedele alla religione ebraica, fu lodato per la sua fede. E anche la suocera di Pietro l'apostolo sperimenta che non solo basta la parola, ma un tocco per scacciare un'infermità. Oggi siamo invitati a chiedere con fiducia profonda a nostro Padre. Recati in una chiesa o nella tua cameretta, o dovunque tu sia, in macchina a lavoro, sul divano di casa, su un letto, e chiedi a Dio, senza aver paura. «Ma nessuno di noi è tenuto ad abbracciare la teoria che qualcuno in passato ha avanzato, che cioè la preghiera di domanda sia una forma debole della fede, mentre la preghiera più autentica sarebbe la lode pura, quella che cerca Dio senza il peso di alcuna richiesta. No, questo non è vero. La preghiera di domanda è autentica, è spontanea, è un atto di fede in Dio che è il Padre, che è buono, che è onnipotente. È un atto di fede in me, che sono piccolo, peccatore, bisognoso. E per questo la preghiera, per chiedere qualcosa, è molto nobile. Dio è il Padre che ha un'immensa compassione di noi, e vuole che i suoi figli gli parlino senza paura, direttamente chiamandolo "Padre"; o nelle difficoltà dicendo: "Ma Signore, cosa mi hai fatto?". Per questo gli possiamo raccontare tutto, anche le cose che nella nostra vita rimangono distorte e incomprensibili. E ci ha promesso che sarebbe stato con noi per sempre, fino all'ultimo dei giorni che passeremo su questa terra. Preghiamo il Padre nostro, cominciando così, semplicemente: "Padre" o "Papà". E Lui ci capisce e ci ama tanto» (papa Francesco). |