Omelia (26-06-2026)
Missionari della Via


Il lebbroso è l'uomo messo ai margini: escluso dalla vita religiosa, separato dalla comunità civile, considerato come un "morto vivente", qualcuno che porta addosso il segno della morte. In lui si riflette ogni persona che sperimenta una forma di morte interiore, spirituale o relazionale. Quando però quest'uomo incontra la parola del Signore, accade qualcosa di radicale: ciò che era spento torna a vivere, ciò che era consumato si rinnova. Il vero miracolo ha bisogno del silenzio messianico, passa dalla concretezza di partire dal sacerdote, perché lui poteva attestare la guarigione e reintrodurre nella comunità colui che ne era ai margini. I nostri peccati, non sono solo "nostri", le nostre distorsioni ci mettono fuori dalla comunione con gli altri, spezzano legami, creano sfiducia. Gesù perciò risana alla radice, per immetterci nelle relazioni con gli altri, per condividere la felicità di una vita libera e sana. Noi spesso percepiamo il peccato come qualcosa che riguarda la nostra sfera personale, una situazione intima e imbarazzante che Ci fa stare male. Il peccato invece è proprio una mancanza totale di felicità condivisa.

«Su di te ricade, nonostante le tue passioni, la responsabilità della santità, della vita cristiana degli altri, della loro efficacia. Tu non sei un ingranaggio isolato. Se ti fermi, quanti altri puoi frenare o danneggiare!»
(Josemaría Escrivà de Balaguer).