| Omelia (24-06-2026) |
| Missionari della Via |
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Elisabetta sa che quel bambino è un dono di Dio, è Giovanni. Non prende il nome di suo padre. Elisabetta in modo inconsueto interviene per dire a tutti che stavano assistendo a qualcosa di particolare: stavano vedendo due genitori concepire il figlio come dono. Nonostante le aspettative erano diverse non solo Elisabetta parlò, ma suo marito, ormai muto, scrisse quello stesso nome sulla tavoletta: Giovanni. Fu qualcosa che destò meraviglia, rompendo una tradizione per affermare che il primato è sempre della vocazione. I figli, noi tutti, siamo portatori di una vocazione, non il prolungamento di una tradizione o di aspettative di altri. «Ogni volta che i genitori hanno un progetto determinato sul figlio rischiano di divorarlo. Rischiano che il desiderio del figlio sia un riflesso del piano di famiglia» (Massimo Recalcati). |