| Omelia (22-06-2026) |
| Missionari della Via |
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Se c'è un giudizio con il quale possiamo giudicare, è quello della misericordia. Se non possiamo fare a meno di giudicare, facciamolo con misericordia, con la misura di Dio. Non emettiamo condanne di colpa ma investiamo in un processo che doni all'altro la possibilità di esistere. Alla misura consigliata da Gesù per giudicare (la misericordia), Egli aggiunge anche un consiglio pratico: non guardare l'altro cercando qualcosa da ridire. Incontro spesso persone che sembrano incapaci di lasciarsi toccare dalla bellezza. Anche davanti a uno spettacolo, a un gesto gentile, a un momento che commuove molti, il loro sguardo si ferma sul dettaglio minimo, sull'imperfezione. Non vedono la partecipazione, il pathos, l'impegno di chi si dona; non colgono ciò che si è creato insieme. Misurano le pagliuzze con la scusa che "si potrebbe fare meglio", ma così facendo perdono il cuore delle cose. È così che si vive da ipocriti: invece di gioire della bellezza dell'altro, si cercano i difetti, grandi o piccoli, per potersi sentire all'altezza. "Non ci vedono bene", ci direbbe Gesù, "coloro che non riescono a vedere il bene". Chi vive così misura tutto a ribasso a partire dai difetti e non sa comprendere che anche le piccole sbavature di un quadro parlano di umanità e bellezza. Meno male che Dio ha gli "occhi puliti", altrimenti saremmo tutti spacciati! La bellezza dello sguardo di Dio è un invito a lasciarci plasmare dal suo modo di vedere: si dice che ogni figlio è bello per sua madre! Se avessimo gli occhi materni di Dio, ci basterebbe un istante per riconoscere la bellezza che ci circonda. |