| Omelia (14-06-2026) |
| padre Gian Franco Scarpitta |
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Pregate e siate riconoscenti Dio parla dal monte a Mosè suo servo e lo istruisce su quello che deve riferire al popolo. Per suo mezzo e per sua intercessione Dio comunica così la sua parola e il suo messaggio inequivocabilmente divino, di grande profondità e di salvezza e consacra a sé l'intero popolo d'Israele. Mosè, che era stato chiamato da Dio a essere suo strumento di salvezza conducendo il popolo d'Israele fuori dall'Egitto, che aveva manifestato con il gesto allusivo di sollevare le braccia di confidare in Dio che ci da' lui forza e sostegno nelle battaglie, che otterrà il perdono di Dio per la malefatta del vitello d'oro, si rende così intercessore presso Dio nonché emissario della sua Parola. Ancor prima di questo episodio di cui ci parla la Prima Lettura, organizza anche i giudici che dovranno sanare tutte le controversie, le liti e le contese degli Israeliti (Es 18) e la sua, missione sarà sempre importante perché il popolo possa comprendere la Parola di Dio e metterla in pratica. Dio potrebbe agire egli stesso nell'annunciare il suo messaggio, potrebbe veicolare la sua parola edificante e salvifica con i suoi stessi mezzi e secondo i tempi e modalità originali, ma preferisce adoperare strumenti umani, avvalersi di persone di per sé superflue e neppure migliori fra tutte le altre, alle quali però concede fiducia disinvolta. Anzi, egli stesso si è fatto Uomo per essere Parola incarnata, rivelazione piena che condivide con gli uomini dolori, gioie, speranze, aspettative e ad eccezione del peccato adotta tutto quanto sia esperibile della vita umana. Vuole rendersi per noi tutti Parola che comunica nella semplicità e immediatezza il messaggio del Padre, per parlare agli uomini"come ad amici" (Dei Verbum). Anche Gesù adotta persone come tante altre, scegliendole dal gregge per tenerle sempre unite a sé e per recare a tutti la sua Parola. Ani, Gesù vuole che tutti noi ci si convinca dell'importanza dei ministri visibili, che se ne avverta la necessità e che non si manchi di considerarli alla stregua di un dono gratuito e spontaneo, di cui è capace solo la Provvidenza divina. Gesù ci invita a collaborare perché dall'intera comunità cristiana possano sorgere dei pastori, ossia degli apostoli che recano a tutti l'annuncio di salvezza e dei collaboratori che lo affianchino in tale ministero, come i presbiteri e i diacono. Altrimenti non avrebbe esortato a "pregare il padrone della messe affinché mandi operai nella sua messe". Questa espressione ci ragguaglia del fatto che siamo tutti responsabili delle vocazioni alla vita sacerdotale e religiosa, ciascuno facendo la sua parte, confidando in Dio come Colui che può provvedere, egli unico e insostituibile a soddisfare questa necessità. La quale appare urgente e preziosa quando viene a mancare nella misura allarmante. Solo quando le parrocchie mancano di clero e un sacerdote è costretto a dividersi fra tre parrocchie, non sempre assicurando l'Eucarestia ogni Domenica; solo in questi casi ci si accorge quanto la presenza continua di un dispensatore della grazia sia preziosa. Non ci è lecito interpretare i programmi provvidenziali del Signore, tuttavia è pur vero che determinate risorse diventano preziose e irrinunciabili quando ci vengono a mancare e forse è anche per questo che Dio consente che le vocazioni di speciale consacrazione siano meno frequenti: perché conosciamo la poratta del dono. Pregate il Padrone della messe non vuol dire dunque "Io non posso provvedere alle vocazioni ma deve pensarci lui, quindi pregatelo". Neppure vuol dire "Se non lo pregate, Questi non è in grado o non si muove a compassione." Vuol dire invece Considerate le vocazioni come un grande dono, valorizzatene la portata, abbiate fede che Dio può concedervele, ma soltanto lui. Quindi amate i vostri sacerdoti chiunque essi siano, accettateli come ministri dei Sacramenti e della Parola e stimateli come tali, senza fra raffronti o paragoni fra l'uno e l'altro. Senza lamentarvi che il parroco attuale non è come il precedente e comprendendolo anche nei possibili suoi limiti e defezioni. Ringraziate Dio, Padrone della sua vigna, che vi manda operai secondo il suo proposito, anziché lamentare differenze fra un prete e l'altro. Gesù dal canto suo istituisce sempre degli apostoli, come sta dimostrando l'evangelista Matteo, che li cita tutti chiamandoli per nome con il massimo realismo storico, lasciando intendere quello che hanno vissuto finora con Gesù e quello che dovranno vivere in armonia con lui e poi nel suo nome. Matteo non manca neppure di nominare anche il più reprobo, colui che lo tradirà e che Gesù accoglie al suo seguito ben consapevolmente.. Non sono infatti i migliori fra tutti i fedeli che fanno ressa attorno a Gesù; lui li ha scelti, accordando loro fiducia. Gli apostoli sono il fondamento della Chiesa intera; Gesù assume loro, che avranno dei successori perché il suo annuncio si estenda a tutte le generazioni affinché la sa Parola non possa venir medo e noi possiamo sempre usufruirne per la vita. |