| Omelia (16-06-2026) |
| Casa di Preghiera San Biagio FMA |
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Commento su Mt 5,43 48 Come vivere questa Parola? Nel cuore del discorso della montagna, Gesù ci invita a scendere oltre la logica del minimo, per abitare la misura piena dell'amore. Non una morale di aggiustamenti e compromessi, ma uno sguardo che trasforma il modo in cui vediamo l'altro - persino chi ci osteggia. Per noi, spesso abituati a restituire occhio per occhio e dente per dente, il comando di amare i nemici suona paradossale, quasi impossibile. E però, proprio qui si tocca il cuore della libertà cristiana. Gesù chiede un amore che sappia guardare oltre l'offesa, un cuore che non resti prigioniero della ferita, perché lui stesso ha affrontato così la persecuzione e il rifiuto, fino a trasformare la morte in vita. Non si tratta di eliminare il male o fingere che non esista, ma di non permettere che il male diventi il padrone del nostro cuore. Amare i nemici non è sentimentalismo, ma conversione dello sguardo: imparare a vedere la dignità dell'altro anche nella sua oscurità, perché ogni persona rimane immagine di Dio. Questa chiamata non è un peso da sopportare da soli, ma un orizzonte di libertà che scaturisce da Colui che ha amato per primo, ben sapendo quanto sia difficile amare. Nell'invito alla perfezione, Gesù non parla di impeccabilità morale, ma di apertura di cuore - una disposizione che non si chiude dentro il proprio ego, ma si apre alla vita degli altri.
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