Omelia (17-06-2026)
Missionari della Via


Essere ammirati, essere visti e riconosciuti per il proprio valore, è il meccanismo che mettiamo in atto in modo eccessivo quando ci sentiamo poco amati. Chi si sente amato non vive cercando sguardi. Capita a tutti di sentirsi poco amati! Sicuramente i nostri genitori, che noi pensiamo essere senza bisogni, alcune volte si saranno sentiti trascurati, così come chi ha tanta responsabilità come il vescovo o un papa, o il sacerdote stesso della nostra parrocchia. Spesso capita di notare in noi o in altri un eccessivo desiderio di essere visti che nasconde il bisogno fondamentale di essere amati. Che triste vita è quella di chi non si sente amato! Triste è chi gira su se stesso e cerca sguardi che lo fanno esistere. Tutto il Vangelo di oggi ci aiuta a vivere nel segreto, a crescere nello sguardo di Dio, l'unico amore che ti fa lavare il volto quando digiuni per non dare peso agli altri, non perché tu sei un eroe che non ha bisogno di fotografare le opere buone (come siamo soliti fare purtroppo sempre più spesso). Nell'angoscia totale di far vedere chi siamo, facciamo di tutto affinché la gente commenti la nostra bravura e la diffonda e questo sguardo d'amore ci nutra. Eppure, cari fratelli e sorelle, chi cerca uno sguardo che non è quello di Dio, si disseta a una sorgente che non placa la sete. Entra in un'arsura totale. È come un uomo che beve acqua salata e ha sempre più sete. Possiamo anche pregare, digiunare, fare opere buone e belle per un motivo sbagliato, spesso per il disperato tentativo di essere riconosciuti, amati e visti. Oggi il Vangelo ci dona la consapevolezza che non tutto ciò che facciamo è veramente per Dio.

«L'ipocrisia è [...] essenzialmente mancanza di fede, una forma di idolatria in quanto mette le creature al posto del Creatore. [...] L'ipocrisia manca anche di carità verso il prossimo, perché tende a ridurre gli altri ad ammiratori. Non riconosce loro una dignità propria, ma li vede solo in funzione della propria immagine. Numeri della audience e nulla più. Una forma derivata di ipocrisia è la doppiezza o l'insincerità. Con l'ipocrisia si cerca di mentire a Dio; con la doppiezza nel pensare e nel parlare si cerca di mentire agli uomini. Doppiezza è dire una cosa e pensarne un'altra; dire bene di una persona in sua presenza e dirne male appena ha voltato le spalle. Il giudizio di Cristo sull'ipocrisia è come una spada fiammeggiante: "Receperunt mercedem suam": "hanno ricevuto la loro ricompensa". Hanno firmato una quietanza, non possono attendersi altro. Una ricompensa, oltretutto, illusoria e controproducente anche sul piano umano, perché è verissimo il detto che "la gloria fugge chi la insegue e insegue chi la fugge"» (p. Raniero Cantalamessa).