| Omelia (16-06-2026) |
| Missionari della Via |
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Amare il prossimo è un connotato poetico di tutte le storie a lieto fine, che vedono come vittorioso chi persegue il bene nonostante tutto, chi crede che l'amore supera gli ostacoli più tremendi. Eppure, se tutti sogniamo di riuscire ad amare, sperimentiamo anche che non è affatto facile, perché non si tratta di accogliere il principe azzurro di passaggio sul cavallo, o della persona indifesa che ha bisogno di un salvatore; spesso questo prossimo è costantemente vicino a noi, si stringe nello spazio del nostro quotidiano. Non è facile amare chi ci sta vicino, chi conosciamo nei suoi difetti e nelle sue fragilità. Ancora meno facile è amare una persona poco piacevole che aspira o riesce a diventare nemico. Eppure ciò che ci auguriamo tutti è un amore grande, che fa spazio a tutti, che riesce ad accogliere anche chi non sa amare. Gesù ci chiama ad una misura bella del vivere che non si ferma agli screzi fra vicini. Se noi non riusciamo a salutare il vicino che mette la macchina nel posto sbagliato o che ci sposta lo zerbino, se non riusciamo a passare oltre a degli sgarbi ricevuti non parlandoci con i parenti per anni, sappiamo certamente che siamo lontani da questa misura del Vangelo. Come possiamo fare? Come possiamo superare queste bassezze umane, queste superficialità he diventano centrali nella nostra vita? Forse chiedendo a Dio la grazia di somigliargli, di essere magnanimi, gente veramente buona! Oggi preghiamo per noi, per il nostro povero cuore. Don Andrea Santoro, martire del dialogo Nel gennaio 2003 don Andrea inizia il suo ministero a Trabzon, l'antica Trebisonda. La comunità cristiana locale conta meno di dieci persone. Decide di restaurare la chiesa di Santa Maria per renderla più accogliente, e il risultato si vede: quando le porte sono aperte, uomini e donne, soprattutto giovani, iniziano a entrare, attratti dal cristianesimo. Nelle sue lettere si interroga spesso sul senso della sua presenza in quel luogo. «Sono qui», annota il 1° febbraio 2004, «per abitare in mezzo a questa gente e permettere a Gesù di farlo, prestandogli la mia carne». Il 5 febbraio 2006, don Andrea Santoro sacerdote fidei donum, veniva ucciso mentre era raccolto in preghiera, proprio nella quotidianità della sua donazione a Dio. La sorella Maddalena testimonia: «Pochi giorni dopo la morte di don Andrea, prima della sua sepoltura mamma disse che pregava il Signore per colui che aveva ucciso il figlio e per la sua mamma. Io aggiungo che perdonò anche coloro che hanno suscitato quel desiderio di uccidere». Don Andrea morì e tra le mani aveva una Bibbia in lingua turca, che fu colpita e attraversata da uno dei proiettili. Un'immagine drammatica e potente, che racconta la sua fede vissuta fino all'estremo che suscitò anche negli altri il desiderio di uno sguardo che continua ad essere buono, anche verso coloro che si rendono nemici. |