Omelia (14-06-2026)
Paolo Curtaz
Una magnifica umanità

Sì, la nostra è una magnifica umanità, come ci ha ricordato Papa Leo nella sua prima enciclica.
Creata a immagine di un Dio che è relazione e comunione, creata libera, per amore, chiamata a costruire un mondo solidale, avvincente, dialogante...
Sì. Magari...
Invece, assistiamo a un'umanità violenta, rissosa, aggressiva, incapace di relazionarsi, predatoria. E che fa delle scoperte tecnologiche, l'enciclica riflette sulla responsabilità dell'uso dell'Intelligenza artificiale, uno strumento per dominare, per manipolare, per distruggere.
Una magnifica umanità al di là del legittimo pessimismo e vittimismo che ci soffocano, che ci intorbidiscono, che avvelenano, purtroppo, anche le nostre comunità cristiane inutilmente polemiche, mondanizzate a furia di assorbire modelli derivanti dai social e dai media.
Una magnifica umanità se guardata con gli occhi di Dio.
Una magnifica umanità di cui la Chiesa, questa Chiesa claudicante e sgaruppata è in qualche modo anticipazione e profezia, cuore pulsante e salvezza.
Così, dopo avere ancora invocato su di noi lo Spirito, meditato sull'identità di Dio che è festa e danza, dopo avere ribadito l'importanza della presenza del Signore che ci nutre con l'eucarestia, riprendiamo il tempo ordinario con una intensa e articolata riflessione su cosa significa essere la Chiesa immaginata dal Maestro.

Una nazione santa
Perché Dio, da sempre, ha desiderato relazionarsi con l'umanità che ha creato libera, che ha dotato di intelligenza e coscienza. E, con discrezione, ha scelto un popolo che raccontasse agli altri il suo volto. Un popolo santo, di sacerdoti, cioè di gente che intercede, ci fa da ponte, dei pontefici, dei pontieri, portati su ali d'aquila.
Solo che la storia d'amore fra Israele e il Dio dei padri è stata scostante e così, nella pienezza dei tempi, Dio ha mandato suo Figlio a rivelare il suo volto. E il Signore Gesù ha affidato ai suoi discepoli in questo tempo di mezzo, fra la sua venuta nella Storia e la sua venuta nella gloria, l'annuncio del Regno.

Riconciliati
Un popolo riconciliato, cioè perdonato.
Non di giusti, ma di figli. Un popolo di persone innamorate di Cristo e del Vangelo. E della vita.
Che amano come sono amati, perché si sono scoperti amati e salvati.
Questo è la Chiesa: pagina pubblicitaria del Regno,
Trailer del film,
Profezia di un mondo riconciliato.
Secondo Gesù, tenero!, l'umanità guardando alle nostre comunità dovrebbe dire: "ma, allora, si può stare insieme, avere idee diverse senza scannarsi?". Sì.
Grande è la nostra responsabilità, specialmente in questo tempo.
Fare la differenza, nel nostro piccolo, nelle relazioni, nella pazienza, nella compassione.
Perciò il Signore ci chiede di pregare davanti alle folle spiazzate, perse, spaventate.
Non sono pochi i pastori ma, come si può anche tradurre, fanno poco.
Non nel senso che sono pigri ma che sono travolti da tutto ciò che non è Vangelo. Strutture, burocrazia (esiste anche nella Chiesa!), comunità assenti, esigenti. Troppo spesso le nostre parrocchie diventano delle ProLoco spirituali.
Bene, dai, ci sta. Se non perdiamo di vista chi siamo.

Diversi

Diversi, come quei dodici che niente e nessuno al mondo avrebbe potuto mettere insieme. Come siamo noi, nelle nostre sensibilità, perché la Chiesa è lunga, larga e profonda e tale deve rimanere. Diverse sensibilità unite in un'unica fede e il simbolo di questa unione è Pietro, custode della fede.
E, nell'invito che il Signore fa oggi a noi discepoli, chiede di lasciar perdere pagani e samaritani e di rivolgerci alle pecore perdute di Israele. Perché sì, questo è il tempo in cui rivolgerci alle nostre comunità, ai nostri preti, ai nostri vescovi.
Perché un pochino ci siamo persi, usciti da un'epoca in cui tutti si era cristiani, almeno sulla carta.
Portiamo avanti un grande lascito della Storia (e il suo peso) con sempre meno forze, entusiasmo, idee.
Ma basta tornare a quanto dice il Maestro: strada facendo perché siamo in cammino, diciamo che Dio è vicino, facciamo tornare in vita le anime rassegnate, spente, morte, allontaniamo la lebbra del peccato e della violenza, cacciamo la parte oscura, demoniaca della vita.

Il nostro annuncio diventi tracimazione dell'amore ricevuto.
Questo conta.
Per ricordare ad ogni uomo che siamo magnifica umanità agli occhi di Dio.
Amati.