| Omelia (12-06-2026) |
| don Michele Cerutti |
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Sacro Cuore misura dell'umanità di Cristo La solennità del Sacro Cuore di Gesù rischia a volte di scivolare in un sentimentalismo astratto, fatto di immagini sbiadite che parlano poco alla nostra vita reale, invece, soffermandosi a meditare il Vangelo, scopriamo che il Cuore di Cristo non è un simbolo romantico, ma è il centro pulsante di un Dio che si sporca le mani con la nostra storia. Nella vita di tutti i giorni incontriamo uomini e donne carichi di sofferenza e lo vediamo in occhi segnati dalla paura, corpi stanchi, cuori feriti dall'incertezza del futuro. Le parole di Gesù: «Non sia turbato il vostro cuore», non sono espressione di circostanza. Non sono un invito a ignorare i problemi o a cercare rifugio in semplici tecniche di rilassamento che il mondo ci propone per metterci una pezza. La consolazione di Gesù si fonda sulla fede concreta. Il suo è un cuore squarciato, un cuore che ha conosciuto il dolore, il rifiuto e la croce. Proprio per questo è capace di accogliere e comprendere ogni nostra singola debolezza. In questa festa siamo invitati a fare due passi fondamentali: - Fidarci del suo battito: Lasciare andare le nostre finzioni. Davanti al Sacro Cuore non serve mostrarci forti. Dio ci vede nel segreto, conosce le nostre fatiche economiche, le tensioni familiari e le paure più profonde. Consegniamo a Lui questo carico. - Diventare prolungamenti del suo amore: Un cuore che riceve misericordia non può rimanere chiuso. All'interno delle nostre comunità dobbiamo reimparare l'arte dell'attenzione agli ultimi, a chi si sente escluso o non ascoltato, proprio come i diaconi della prima Chiesa facevano con le vedove straniere. La cura dell'altro è l'unica vera risposta all'amore di Dio. Chiediamo oggi al Signore la grazia di un cuore che non si spaventa davanti alle ferite della vita. Chiediamo di saper sostare davanti a Lui, cuore a cuore, per ritrovare la forza di ripartire ogni giorno con speranza e delicatezza. |