Omelia (14-06-2026)
diac. Vito Calella
Abbiamo ricevuto gratuitamente per donare i frutti del grande raccolto

Due immagini simboliche dall'AT e del NT: l'aquila e il grande raccolto.
La Parola di Dio di questa domenica ci invita a contemplare la storia della salvezza nell'Antico e nel Nuovo Testamento attraverso due immagini simboliche: l'aquila e il grande raccolto.
Nella storia della salvezza nell'Antico Testamento, il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, che liberò il popolo d'Israele dalla schiavitù in Egitto, è paragonato a un'aquila: «Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all'Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatti venire fino a me» (Es 19,4).
Le aquile possiedono artigli estremamente potenti, adatti alla caccia e alla cattura delle prede. Queste prede servono da nutrimento per i loro pulcini, che nascono e crescono in nidi sicuri tra le fenditure rocciose delle alte montagne. Nel Libro dell'Esodo, la preda catturata dall'aquila non è più semplicemente un "oggetto di uso e consumo" per questa creatura potente e maestosa, ma può rappresentare il popolo d'Israele, strappato alla schiavitù e condotto al sicuro nel nido, per diventare la progenie adottiva di Dio stesso, nutrita dai Dieci Comandamenti e dagli altri precetti della Legge di Mosè. Perciò leggiamo: «Ora, se darete ascolto alla mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me una proprietà particolare tra tutti i popoli; mia infatti è tutta la terra!» (Es 19,5). L'osservanza della Legge, paragonata al cibo che l'aquila cerca e porta per nutrire la sua progenie "Israele", avrebbe portato allo sviluppo di «un regno di sacerdoti e di una nazione santa» (Es 19,6a), ovvero il regno di un popolo sacerdotale. Sappiamo che gli antichi sacerdoti presiedevano ai riti dei sacrifici animali offerti a Dio negli accampamenti del popolo, o nei santuari o nel Tempio di Gerusalemme. La Parola di Dio ci vuole dire questo: memorizzando e praticando i Dieci Comandamenti e gli altri precetti della Legge di Mosè, l'intero popolo d'Israele aveva la missione di diventare un popolo sacerdotale, che, come dice il significato della parola "sacrificio", sacrum facere (rendere sacro), era chiamato da Dio a santificare la vita umana e le creature della natura con la regola fondamentale del rispetto, affinché tutte le relazioni promuovessero un regno di pace e giustizia su questa Terra, basato sulla gratuità dell'amore. Così, il popolo d'Israele sarebbe diventato una «nazione santa», che si sarebbe distinta e differenziata dagli altri popoli perché non sarebbe stata governata da un re, ma da un popolo che fosse riuscito a far prevalere la gratuità dell'amore divino sull'egoismo, realizzando uno regno che rifletteva la gloria di Dio Creatore, Liberatore e Santificatore nel nome dell'adempimento dei Dieci Comandamenti della prima alleanza.
Questo progetto fallì a causa della disobbedienza della maggioranza del popolo d'Israele ai Dieci Comandamenti e agli altri precetti della Legge di Mosè.
Perciò, soprattutto gli antichi profeti, attendevano il compimento di un regno di Dio, promosso da un Messia, un "unto" dotato della potenza dello Spirito divino d'amore, che sarebbe stato al tempo stesso re, sacerdote e profeta definitivo. Sarebbe stato un re che si sarebbe fatto servo dell'umanità perduta, a causa dei suoi peccati, del suo allontanamento da Dio, un'umanità paragonata a un gregge «di pecore stanche e sfinite, senza pastore» (Mt 9,36).
Il suo "essere servo" coinciderebbe con l'esercizio del suo sacerdozio, poiché egli sarebbe disposto a offrire la propria vita come olocausto per realizzare nuovamente la riconciliazione di Dio Padre non solo con il popolo d'Israele, ma con tutta l'umanità peccatrice e perduta. Questo Messia sarebbe il profeta per eccellenza perché con la sua vita e i suoi insegnamenti avrebbe rivelato al mondo intero la verità della Santissima Trinità, affinché ciascuno di noi in questo mondo potesse conoscere «che il Signore, egli solo, è Dio; egli ci ha creati e noi siamo suoi; siamo il suo popolo, il gregge del suo pascolo. Sì, il Signore, nostro Dio, è buono; il suo amore dura in eterno, la sua fedeltà di generazione in generazione» (Sal 99,3.5).
Per noi cristiani, questo Messia, sacerdote servo e profeta è Gesù Cristo, il Figlio amato di Dio Padre. Il mistero della sua missione in questo mondo, come volto divino dell'uomo e volto umano di Dio, è contemplato oggi dal Vangelo stesso, con l'immagine simbolica della «grande mietitura». L'immagine della «grande mietitura» ci fa pensare al momento culminante del ciclo produttivo di qualsiasi specie vegetale: grano, mais, caffè, che coincide con la straordinaria abbondanza del raccolto. La «grande mietitura» potrebbe rappresentare l'umanità salvata gratuitamente dall'evento della morte e risurrezione di Gesù, che dà speranza di realizzare il regno di Dio in questo mondo. Questo grande e meraviglioso mistero della salvezza può essere contemplato da noi oggi attraverso la Parola di Dio rivelata all'apostolo Paolo nella lettera ai Romani, che presenta un effetto importante della morte e risurrezione di Gesù a favore di tutta l'umanità: la riconciliazione. «Fratelli, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi.Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall'ira per mezzo di lui. Se infatti, quand'eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione» (Rm 5,6-11).
Abbiamo ricevuto gratuitamente i frutti del grande raccolto per donarli altrettanto gratuitamente!
«Gratuitamente abbiamo ricebuto» (Mt 10,8a) l'abbondanza del "raccolto" del Regno di Dio; ma siamo chiamati a «donare gratuitamente» (Mt 10,8b) questa abbondanza di salvezza a coloro che sono ancora lontani da Dio, perduti e schiavi di questo mondo, a causa dei loro istinti, sentimenti e pensieri egoistici, e a causa della cultura occidentale dominante che propone l'idolatria dell'individualismo, della libertà assoluta dell'essere umano, del denaro, del potere finanziario e le armi, e del potere della scienza applicata alla tecnologia.
«Gratuitamente abbiamo ricebuto» il dono dello Spirito Santo che già dimora in noi e ci permette di rafforzare la nostra fiduciosa consegna a Dio Padre, centrando la nostra esistenza su Gesù Cristo, Signore della nostra vita e della storia dell'umanità.
Lo Spirito Santo in noi potrebbe essere paragonato a un sacco traboccante di un raccolto di grano, di mais, di caffè o di qualsiasi altro prodotto della terra.
«Gratuitamente abbiamo ricebuto» il "sacco traboccante" della sapienza contenuto nelle Sacre Scritture; il "sacco traboccante" dei sacramenti, specialmente l'Eucaristia; il "sacco traboccante" della nostra parrocchia e Diocesi, che offrono molte opportunità per vivere con più fede, speranza e amore. La nostra Chiesa è una, santa, cattolica e apostolica, fondata sulla predicazione apostolica e sulla pietra angolare di Cristo, morto e risuscitato. «Gratuitamente abbiamo ricebuto» il "sacco traboccante"di tutta la Tradizione della Chiesa, con i suoi insegnamenti di teologia dogmatica e morale; e anche il "sacco traboccante" della testimonianza e dell'intercessione dei santi, che già vivono la pienezza del regno di Dio nella vita eterna dopo la morte fisica. «Doniamo gratuitamente» (Mt 10,8b) il nostro umile contributo per servire nella nostra comunità in qualche forma di ministero, nella liturgia, nell'opera di evangelizzazione e nel condividere la nostra vita con i più poveri e sofferenti, affinché le relazioni che si instaurano tra noi, nella gratuità e nel reciproco rispetto, contribuiscano a realizzare i valori di giustizia e di pace nel mondo in cui viviamo. In questo modo, lo Spirito Santo che è in noi ci renderà strumenti della sovrabbondante grazia divina per vincere e sottomettere i demoni e contribuire alla guarigione delle malattie fisiche, psicologiche e spirituali che ci tormentano e causano sofferenza a chi ci sta intorno. Saremo il popolo e il gregge del Signore Gesù, nostro Buon Pastore, per la gloria di Dio Padre.