Omelia (14-06-2026)
don Andrea Varliero
Senza prezzo, senza merito, senza misura

Compassione, persone stanche, anime sfinite. Pecore senza pastore. Sulla pelle sento scritte queste parole, bruciano sulla ferita: annunciate che il Regno è vicino, guarite i malati, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demoni. Ogni giorno incontro un malato: che sia malattia fisica, che sia fragilità emotiva, che sia male di vivere o solitudine, tutti stiamo attraversando una patologia del corpo e dell'anima, che solo Lui può guarire. Un medico, prima di tutto è un medico il mio Signore. Ogni giorno sono a contatto con sorella morte, sono chiamato a rialzare, a risollevare. In Lui, morte e vita si risvegliano, una primavera è il mio Signore. Tanti sono i lebbrosi che ancora incontro, divorati da un peso, marchiati in fronte, fuori dal gioco del mondo: una lebbra dentro e una lebbra sulla pelle li fa sentire distanti, per niente amati, sporchi. Uno che si lascia sporcare, contaminare, un lebbroso come me diventa il mio Signore. Quanti demoni attraversano ogni giorno la mente, quanti tarli da scacciare. Uno che riesce a far tacere tutte le ansie, tutti i mostri, tutte le paure, tutte le deformità è il mio Signore. E io come Lui, e io chiamato a rivivere gli stessi suoi movimenti, gli stessi suoi gesti, a riscrivere lo stesso suo Vangelo.
Ho mai guarito qualcuno? Ho mai rimesso in piedi un morto? Ho mai purificato un lebbroso? Ho mai liberato dal male di vivere? Qualche volta sì, è capitato: c'è stata una carezza, uno slancio, una parola, un silenzio, un abbraccio, una presenza ferma, un soffio leggero, capaci di rendere nuove tutte le cose. Con gli occhi della fiducia, non sono impraticabili queste parole; non sono assurdi questi verbi, nella speranza; possono essere incontrati, nell'amore che sa amare.
Ben altra è la sfida, quella sì impossibile da soli, una salita tutta impervia: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date». Dare gratuitamente: davanti a questo verbo mi arrendo. Nessuno fa niente per niente, neanche il cane in casa scodinzola per niente. Tutti, tutti entrano nelle nostre vite per un qualcosa, tutti ve ne escono perché sono rimasti delusi, non avevamo più da riempire un vuoto. Tutti vanno a Dio per chiedere, fosse anche un piccolo angolo di Paradiso, ma la fede è gratuita. Rimango perché rimango, amo perché amo, gratuitamente.
Gratis non è una bella parola in questi nostri giorni: sembra una svendita, un qualcosa di nessun valore, un oggetto rimasto invenduto, scartato, scontato allo zero. Insinua un forte sospetto: se è gratis chissà cosa si nasconde dietro, quale trappola cela. Conosco luoghi, cose, servizi che in questi anni sono passati dall'essere gratuiti al costare un biglietto: un sito archeologico, l'ingresso in una chiesa, l'acqua del mare imbottigliata, un servizio pubblico privatizzato. Conosco persone che si sono stancate di offrire il loro patrimonio culturale, la loro formazione, la loro competenza, senza essere riconosciuti. Gratuità non ha nulla a che vedere con lo sfruttamento, con l'approfittarsene, con l'estorcere, con l'abusarne. Tutt'altro, gratuità è riuscire a dare immenso valore all'infinitamente piccolo. Gratis riguarda il valore, non il prezzo.
Gratuitamente ho ricevuto. Non do per scontato che tutto mi sia dovuto, non posso pretenderlo. Gratuitamente. Non me lo sono conquistato, tantomeno me lo sono meritato. Gratuitamente. Non lo scarto solo perché non rientra tra il prezzo del mondo. Gratuitamente. Vivere come ringraziamento, come Eucarestia. Gratuitamente. Vivere come se fossi un fiume che riceve e dona acqua, che non trattiene e non si soffoca in se stesso, ma che fa scorrere più vita. Ne ho fatto esperienza: quando ho smesso di vivere nella gratuità, qualcosa della vita si è inceppato. Nella famiglia, nella comunità, nello studio, nel lavoro. Quando mi sono seduto a calcolarne i costi e i ricavi, quando mi sono messo a rimuginare «ma chi me lo fa fare», quando ho guardato altri andare per la loro strada e ho desiderato vivere altrettanto, quando mi sono sentito offeso e ho ripetuto «questo non me lo merito», qualcosa della Grazia si è inceppato, lo Spirito si è arreso. Lo diceva il grande San Tommaso d'Aquino: «Donum sine pretio, Gratia sine merito, Charitas sine modo»: dono senza prezzo, grazia senza merito, amore senza misura. Il bene chiede di non costare un prezzo, di non rivendicare un merito, di non avere una misura. Chiede di rimanere bene, figlio del grazie e della grazia, gratuito.
«Dà al mondo il meglio di te, e forse sarai preso a pedate: non importa, dà il meglio di te», dice Madre Teresa.
Non importa, gratuitamente continua quel Vangelo, continua a donare.