Omelia (14-06-2026)
don Michele Cerutti
Pienezza, bellezza e gratuità del discepolato

Tre aspetti voglio affrontare oggi nella meditazione del brano evangelico che la liturgia propone per questa domenica.
"Pregate il padrone della messe perché mandi operai alla sua messe" questa affermazione è di Gesù ed è successiva alla scena che si presenta, quella di donne e uomini che lo seguono in cerca di un senso.
Il maestro stesso è commosso perché sembrano un gregge senza pastore.
Questa domenica partecipiamo alla commozione del Signore davanti alle crisi vocazionali in primis quella familiare.
La famiglia è il primo seminario, vivaio insostituibile di vocazioni.
Lì cresce la sensibilità a operare nella vigna di Dio. Quest'oggi vive la crisi maggiore da cui derivano le altre crisi alla vita religiosa e sacerdotale.
Questa sta subendo duri colpi. Mi ha fatto pensare quello che ha detto il cardinal Comastri nel 2014, quando parlando al meeting del Rinnovamento a Rimini testimoniava del colloquio avuto con l'arcivescovo di Chicago, avvenuto nel 2013.
Io ritengo disse il porporato americano che morirò nel mio letto (era morto qualche mese prima del raduno di Rimini). Ho paura che il mio successore morirà in carcere, il suo successore ancora morirà fucilato. Come mai Eminenza, chiese Comastri? Il cardinale rispose perché non possiamo più dire che la famiglia è uomo e donna e per questo ci perseguitano.
Stiamo vivendo momenti così difficili che invece di pregare perché aumentino le vocazioni sacerdotali e religiose chiediamo che crescano le famiglie cristiane da cui poi scaturiranno tutti gli altri Stati di vita.
Il secondo aspetto è una bella immagine che prendiamo guardando la compagnia di Gesù. I membri sono differenti per cultura, carattere e provenienze.
Ad esempio, Matteo sarà stato inviso da Simone lo zelota, che voleva liberarsi a tutti i costi da Roma, mentre Levi era stato impiegato dell'Impero. Di esempi possiamo farne diversi.
Oggi vorrei soffermarmi sul fatto che alla sequela di Gesù i loro temperamenti dovevano essere plasmati come la creta nelle mani del vasaio e che quello che hanno percorso vicino al Maestro è stato un cammino.
Pensiamo a Pietro quanta strada ha dovuto percorrere prima di arrivare ad Atti ad affermare: Mi rendo conto che Dio non fa preferenze di persona.
Quello che colpisce è che Gesù lavora con le sue mani e plasma questi discepoli, ma affida loro la libertà e la dimostrazione è che Giuda Iscariota alla fine lo tradisce.
Nessuno di questi è obbligato a rimanere e momenti di dubbio li hanno caratterizzati.
Penso all'Ultima Cena quando c'è Gesù dice qualcuno di voi mi tradirà e molti si chiederanno sarò forse io. Probabilmente serpeggiava in più di uno l'idea di abbandonare il gruppo.
La nostra adesione alla fede richiede di essere confermata ogni giorno.
La terza sottolineatura è l'espressione sempre di Gesù: gratuitamente avete ricevuto gratuitamente date.
La nostra vita non è un successo personale perché non abbiamo pagato per sperare e per incontrare le persone. Dio non ci ama perché buono, ma perché grazie a lui siamo chiamati a diventare buoni. Siamo dei miracoli viventi. Solo chi riconosce di aver ricevuto le mani piene sa che quelle stesse mani debbono essere messe a disposizione per donare.
Vivere la gratuità ci rende liberi perché chi vive nel calcolo dei costi e benefici vive con ansia.
Chiediamo al Signore quindi un cuore grato per le meraviglie pronti a spenderci per gli altri senza avere nulla in cambio.