| Omelia (14-06-2026) |
| Missionari della Via |
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Le pecore senza pastore e sfinite sono l'immagine che usa Gesù per chiedere ai discepoli una disponibilità di cuore: non un ruolo da assumere ma un potere d'amore da esercitare. Gesù "diede loro potere". È proprio su un potere usato bene che si gioca la vocazione, partendo dalle persone vicine fino ad arrivare dove Dio ci manda. Tutti noi infatti abbiamo piccoli o grandi poteri da esercitare; il potere ci dice ciò che possiamo fare. Possiamo fare tante cose, ma come le facciamo? In famiglia verso i figli, a lavoro, nei gruppi, nell'amicizia, come facciamo ciò che possiamo fare? Come esercitiamo il potere? Intanto qui il potere è un dono, perciò dovremmo interfacciarci con il donatore. Pregare purifica il potere, lo ridimensiona, lo mette al cospetto di Dio: tutto parte proprio dalla preghiera! Gesù ci dice di intercedere perché arrivino operai alle messe, perché il bisogno necessita di disponibilità. «Il popolo ebraico è paragonato a un campo di spighe pronto per la mietitura, e questo si riferisce all'attesa messianica di Israele, che è giunta a maturazione. Manca soltanto un numero adeguato di operai. Non basta, infatti, che la messe sia abbondante: occorre che il Padrone mandi operai sufficienti a raccoglierla nei granai (cfr. 3,12). Nulla va da sé: occorre sempre chiedere, pregare. Il mandato missionario nasce anche dalla preghiera, oltre che dalla compassione» (A. Mello). Ecco che bisogna pregare, invocare la grazia di Dio che tocchi nuovi missionari, anche nelle nostre case. Poi, a coloro che sono disponibili a seguirlo, gli apostoli, il Signore elenca ciò che possono fare, partendo dal definirli annunciatori del regno dei cieli: guarire, risuscitare, purificare, scacciare il male. Ma la grazia di Dio non dona loro dei super poteri, perciò faranno i conti con la loro umanità, perciò bisogna prima di tutto pregare. Anche nella Chiesa oggi bisogna ripartire dalla preghiera che ci ricorda di stare uniti alla grazia, che il potere non viene dalle nostre capacità o dalla nostra efficienza o bravura, ma è un dono da purificare ed educare. Gesù dona la sua grazia a favore delle pecore. È una chiamata ad essere veri pastori, rivolgendo lo sguardo alle "pecore perdute della casa di Israele", prima di aprire la missione a tutti. Essere veri pastori che cercano, che camminano verso. Quando i pastori non vigilano su ciò che nasce dentro di loro, quando non attingono alla grazia, una radice malata può prendere spazio e deformare il modo di guidare gli altri, il modo di esercitare il loro potere. Invece di accompagnare le persone verso ciò che dà vita, rischiano di trascinarle dentro il piccolo recinto del proprio ego, trasformandosi in guide affascinanti ma che non portano a Gesù. Il vero Pastore conquista perché irradia una bellezza che libera, è una seduzione che apre, che fa respirare, che restituisce futuro. Chi agisce da mercenario, invece, usa un fascino ingannevole: attira per trattenere, convince per controllare. Finisce così per utilizzare la menzogna e la seduttività del maligno che distorce la realtà a suo beneficio. Non usa parole che liberano, che generano autonomia ma crea dipendenza e sottomissione. Dove il Pastore comunica vita, il mercenario impone il peso del proprio io. E mentre il Pastore non si chiude mai nel recinto, perché il suo cuore è rivolto anche a chi è lontano, il mercenario difende chi possiede, costruisce barriere e mette muri, e si compiace del proprio piccolo dominio, senza lasciarsi inquietare da chi manca, da chi è o ha escluso. È brutto pensare che nella vita possiamo essere dei mercenari, cioè far vivere agli altri un'esperienza spiacevolissima: le pecore tutta la vita vivono nel timore del lupo e poi si ritrovano ad essere divorate persino dal "pastore". Che tristezza! Ecco, i discepoli sono chiamati a una vita all'insegna della gratuità, non con la pretesa verso l'altro ma al servizio che si fa dono, questa è una vita povera che non sfrutta. Tutto termina con la bellissima espressione "gratuitamente date". PREGHIERA Signore Gesù, Pastore buono, tu che guardi le folle stanche e smarrite, purifica il nostro cuore e rendilo disponibile al dono della tua grazia. Insegnaci a esercitare ogni potere come servizio, a non trattenere ma a liberare, a non sedurre ma a guidare con verità. Rendici capaci di compassione, di gratuità, di uno sguardo che dona futuro. Manda, Signore, operai alla tua messe e fa' che anche noi, poveri e fragili, possiamo donare gratuitamente ciò che gratuitamente abbiamo ricevuto. Amen. |