Omelia (12-06-2026)
Missionari della Via


Oggi, giorno in cui festeggiamo il Sacro Cuore di Gesù, siamo chiamati ad andare al cuore anche dal Vangelo del giorno che è un invito alla piccolezza, tanto cara ai più eccelsi discepoli di Cristo, i santi. Costoro, alla luce del Vangelo, capirono che il segreto della sequela di Cristo non è essere efficienti, oppure qualificati e colti, ma essere piccoli. A noi questo concetto non suona bene: sentirci grandi e capaci è l'obiettivo della vita. Anche nella Chiesa, spesso gli occhi sono rivolti al più capace e al più efficiente; sembra che non si possa far a meno di chi sa fare qualcosa, che sia cantare, allestire, parlare, coinvolgere. Così nel mondo chi è deficitario in qualcosa è destinato all'esclusione. Il mondo procede per efficienza, prestanza e fa della forza il suo baluardo. I santi, invece, da sempre, sono stati controcorrente, hanno vissuto nell'ottica del Vangelo quella che possiamo definire: un'infanzia spirituale. Se il modello sono i bambini anche noi dobbiamo suscitare bellezza, tenerezza, gioiosità e soprattutto vivere come loro: contemplando. I bambini sanno contemplare la realtà scorgendone la bellezza e la meraviglia. Spesso sono fragili, a volte vittime, non si atteggiano a maestri ma sicuramente sono poeti capaci di sogni grandi. A volte non sanno esprimersi bene ma riescono ad esprimere con sincerità il dolore, la rabbia e anche la gioia. Restituiscono, inoltre, verità e sincerità, senza malizia e sotterfugi. Eppure, non sanno fare tutto, devono imparare. Gesù dice che dobbiamo imparare noi da loro, imparare veramente cosa significa essere adulti. Imitare i bambini ci aiuta ad essere miti e umili, a posare anche le nostre sofferenze in Dio. Questo Vangelo risponde alla domanda: Quando un uomo è davvero grande?

«L'uomo grande è colui che si fa bambino, che offre cioè la stessa semplicità di approccio alla vita, la stessa apertura curiosa e desiderosa alla verità, che ha gli stessi occhi spalancati, che non giudica nessuno, che ha la sua consistenza nell'abbraccio amoroso di sua madre, perché in quell'amore capisce chi è e che cosa è il mondo e capisce che tutto è buono, come ci ricorda Romano Guardini: «Nell'ambito di un grande amore tutto è buono», tutto acquista valore. Tale uomo "adulto" è così abilitato a riconoscere i suoi "avversari", cioè il male dentro di lui e nel mondo, per diventare strumento della potenza di Dio» (vescovo Mario Russotto).