| Omelia (09-06-2026) |
| Missionari della Via |
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Commento su Matteo 5,13-16 La luce è qualcosa che ha a che fare con la comunione fra di noi. Infatti, è bello che Gesù dica: "voi siete" e non "tu sei la luce". La bellezza di una comunità, che impara a essere un "punto luce" e un sapore appetibile per gli altri, ci dice tutta l'attrattiva del cristiano. Se noi, se io, non attraggo altri alla sequela di Gesù ho bisogno di rileggere questo Vangelo e di chiedermi se veramente sto aderendo al Signore, se veramente quando gli altri mi vedono si sentono avvolti di luce e accolti e vedono nel mio modo di vivere il Vangelo, così da rendere gloria a Dio. Quando gli altri vedono la luce in me? Dove imparo ad essere luce? Nel "noi" della comunità. Tutti noi brilliamo a contatto con Dio e con gli altri, siamo come degli interruttori che si accendono nella comunione fraterna. Tanti crescono, sbocciano, proprio quando si rendono conto che non sono isole, ma Dio agisce nella comunione. È la grande scommessa della fraternità che porta luce. «La comunione fraterna nello Spirito sarà l'elemento peculiare ed essenziale della spiritualità di domani. (...) Noi anziani siamo stati spiritualmente degli individualisti, data la nostra provenienza e formazione. (...) L'esperienza della prima Pentecoste non consistette certo nel casuale raduno di una somma di mistici individualistici, ma nell'esperienza dello Spirito fatta dalla comunità (...). Io penso che in una spiritualità del futuro l'elemento della comunione spirituale fraterna, di una spiritualità vissuta insieme, possa giocare un ruolo più determinante e che lentamente ma decisamente si debba proseguire lungo questa strada» (fra Fabio CIiardi, OMI). «Il Signore venne in lei per farsi servo. Il Verbo venne in lei per tacere nel suo seno. Il fulmine venne in lei per non fare rumore alcuno. Il Pastore venne in lei ed ecco l'Agnello nato, che sommessamente piange. Poiché il seno di Maria ha capovolto i ruoli: Colui che creò tutte le cose ne è entrato in possesso, ma povero. L'Altissimo venne in lei (Maria), ma vi entrò umile. Lo splendore venne in lei, ma vestito con panni umili. Colui che elargisce tutte le cose conobbe la fame. Colui che abbevera tutti conobbe la sete. Nudo e spogliato uscì da lei, Egli che riveste (di bellezza) tutte le cose» (Sant'Efraim - Inno sulla Natività 11,6-8). |