Omelia (08-06-2026)
Missionari della Via


Il Vangelo di oggi viene introdotto da una prima lettura veramente illuminante. I culti di Baal, di un Dio pagano, sono entrati fra Israele per via del suo re, Acab. Elia si trova costretto a denunciare questo fatto e poi, di conseguenza, a nascondersi presso un torrente. Ed è proprio lì, in un luogo in cui è stato costretto a fuggire, che scopre qualcosa di inatteso: gli spazi dell'esilio possono diventare luoghi di cura, dove la provvidenza si manifesta con una delicatezza sorprendente. Comprende che la felicità non coincide con il consenso degli altri o con le "vie facili" senza sofferenze. È come dire che, parafrasando Alda Merini, ovunque Dio stabilisca che noi abbiamo una casa, fosse pure una prigione antica, da qualsiasi pietra può far scaturire una benedizione. Il Vangelo di oggi ci dice questo, che la benedizione ci raggiunge, anzi che Dio ci ha destinato alla beatitudine, anche quando viviamo le esperienze più dolorose. Possiamo scoprire che si può essere in pace, e perfino gioire, proprio nei luoghi che sembravano più ostili, dove mancano tante cose importanti ma non manca l'essenziale. Comunque sia, qualsiasi cosa stiamo vivendo, se guardiamo bene ci sono i segni di Dio. Forse in alcuni luoghi di dolore della nostra vita, pensiamo che Dio non ci sia, invece forse Dio non è mai uscito dalle nostre stanze dolorose. Oggi risuona in noi la follia di un amore che vincerà comunque, di una consolazione che ci accogliere sempre e nonostante tutto. Un Dio che ci vuole felici e ci chiama beati, anche quando ci sentiremmo maledetti. Tutti noi nonostante riconosciamo e sperimentiamo l'esistenza del dolore e della morte facciamo permanere in noi il desiderio di una destinazione-felicità, una beatitudine. Questo desiderio oggi prende il volto di un Dio che ci proclama le beatitudini e ci ricorda che nonostante tutto c'è Lui, la felicità.

«In Luca alle beatitudini seguono i "guai" (Ouaì hymîn!), grida di avvertimento per quanti si sentono autosufficienti. Si faccia però attenzione: non si tratta di maledizione, come spesso si dice o si traduce, ma di constatazione e lamento! Constatazione che chi è ricco, sazio e gaudente non capisce, non comprende (cf. Sal 49,13.21), non sa di andare verso la rovina e la morte, una morte che vive già nel rapporto con i propri fratelli e le proprie sorelle. Questi "guai" sono eco degli avvertimenti dei profeti di Israele (cf. Is 5,8-25; Ab 2,6-20), sono un richiamo a mutare strada, a cambiare mentalità e comportamenti, sono un vero invito alla vita autentica e piena. Se ha una vita fedele e conforme a Cristo, il cristiano non si attenda che gli vengano tolti i sassi dal cammino. Al contrario, facilmente gli verranno scagliati addosso: se infatti è "giusto", sarà odiato e non si sopporterà neppure la sua vista (cf. Sap 1,16-2,20). Ricordiamo infine anche il "guai, quando tutti diranno bene di voi", perché come Gesù è stato "segno di contraddizione" (Lc 2,34), così lo è il cristiano, se è conforme a lui» (Enzo Bianchi).