| Omelia (12-06-2026) |
| Casa di Preghiera San Biagio FMA |
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Commento su 1Gv 4,11-14 Come vivere questa Parola? Il Cuore di Gesù generoso d'amore: ci ha amati, ci ama fino al dono di vita sulla croce e nello spezzarci per nutrirci con il suo corpo. Come si riconosce se questo suo amore permane in noi? Se anche noi amiamo gli uni gli altri, afferma Giovanni nella sua lettera, un attestato valido per i testimoni oculari di questo Amore smisurato e per noi che oggi accogliamo questa "eredità discepolare". Talvolta può risultare un esercizio quotidiano sfiancante, incompreso, pesante come un giogo... Il ristoro però lo ritroviamo continuamente proprio nel cuore di Cristo: lui si è caricato delle nostre oppressioni portandole sul legno della croce. Se ora ci invita a caricarci del suo giogo dolce e leggero (cf il vangelo: Mt 11,29) è perché già è stato misurato e pesato per le nostre forze. È Gesù stesso a insegnarci come portarlo: con mitezza e umiltà. Così è il suo cuore: mite e umile. A ciascuno di noi, poi, «ha donato il suo Spirito» (1Gv 4,13b): Spirito di conoscenza per comprendere il "giogo" che ci è stato assegnato, Spirito di fortezza per portarlo, Spirito di amorevolezza per amarci fraternamente... Ecco come e quando Dio rimane e dimora in noi, per sempre!
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