| Omelia (08-06-2026) |
| Casa di Preghiera San Biagio FMA |
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Commento su 1Re 17,1-6 Come vivere questa Parola? Le letture feriali in queste due settimane ci presentano la figura di Elia e la sua particolare missione in un periodo complesso della storia del popolo d'Israele che coincide con il regno di Acab e della sua moglie Gezabele. Il ciclo narrativo su Elia (1Re 17,1 ‒ 2Re 2,18) inizia propria con la sua prima profezia al re con la previsione di anni di siccità a causa dei malfatti compiuti: un annuncio piuttosto sgradevole che sarà il motivo per cui Elia dovrà nascondersi. In questa circostanza però avviene la parola di Dio. Potremmo considerarla la chiamata profetica: «Vattene di qui...». Elia deve lasciare il proprio paese - Tisbe, in Transgiordania: è il primo spostamento geografico "obbligatorio" per Elia, direzione oriente, accompagnato dalla promessa che il Signore stesso avrà cura di lui. Dovrà nascondersi sì, ma presso un torrente - fonte d'acqua fresca (e non è poco in un periodo di aridità appena indetto); anche il pane ogni mattina è assicurato e la carne la sera, servita da un corvo. Questo però è soprattutto il periodo di solitudine, relativamente breve ma indispensabile affinché Elia impari a stare da solo con il suo Signore, affinché si fidi di Lui, della Sua cura provvidente e preveniente. È il tempo kairologico - il momento favorevole per comprendere il significato del suo nome (Eliyyahu ≈ Dio è il mio Signore) e della sua missione: essere il profeta del Signore implica l'ascolto e la trasmissione fedele della Sua Parola al popolo disorientato da idoli stranieri e diventare per loro una guida sicura e affidabile.
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