Omelia (14-06-2026)
padre Ezio Lorenzo Bono
L'ECCESSO DEL DONO (José Tolentino de Mendonça)

I.
Si dice che i giovani d'oggi siano di poche parole. Non nel senso che parlano poco, ma perché conoscono meno parole rispetto alle generazioni precedenti. Il loro comunicare passa soprattutto attraverso immagini, abbreviazioni, emoji e linguaggi in codice. E così il vocabolario si restringe. Ma quando il linguaggio diventa povero, anche il pensiero rischia di impoverirsi.
Una delle cause di questa povertà lessicale è la mancanza di educazione alla lettura. Dove ci sono genitori che leggono, generalmente nascono figli lettori; dove la lettura non trova spazio, difficilmente attecchisce nelle nuove generazioni. Molti giovani non leggono perché considerano la lettura una fatica e preferiscono attività più immediate e divertenti.
Lo stesso vale per la musica, il teatro, l'arte. Tutto ciò che richiede attenzione, ascolto e pazienza sembra suscitare meno interesse. I gusti si formano attraverso l'educazione: se non si viene introdotti alla bellezza, difficilmente la si cercherà da adulti.
Con le dovute differenze, qualcosa di simile accade anche nella vita religiosa. Dio appare spesso lontano, estraneo, poco interessante. Come cantano i Maneskin ne "Il dono della vita": «E pure Dio era girato di spalle mentre gli dicevo che stavo cadendo».
Se ci preoccupa che molti giovani non leggano, non frequentino teatri o musei, dovremmo preoccuparci ancora di più del loro disinteresse per la fede. Perché quando si spengono la musica assordante, l'euforia del divertimento o dello sport, allora si affaccia quello che Galimberti chiama l'"ospite inquietante": il non-senso.

II.
Questo disorientamento suscita la stessa "compassione" di cui parla il Vangelo di oggi. Gesù, «vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore».
Mosso da questa compassione, sceglie i suoi apostoli e li invia a guarire, liberare e annunciare la speranza. «Il Regno di Dio è vicino», cioè: Dio è vicino.
A differenza di duemila anni fa, oggi il problema non è la mancanza di pastori, ma il loro proliferare: Leader, guru, influencer, predicatori e cattivi maestri affollano il mondo reale e quello digitale. Le strade da seguire sono troppe e questo genera smarrimento, soprattutto nei giovani.
Proprio in questi giorni Papa Leone XIV, incontrando centinaia di migliaia di giovani a Madrid, li ha invitati a non avere paura di ascoltare la voce di Dio. Siamo immersi in un continuo bombardamento di messaggi, consigli, opinioni e slogan. La vera sfida è imparare a distinguere, tra mille voci che gridano, quella Voce che ama.
La nostra voce di apostoli del terzo millennio non deve confondersi con quella dei tanti venditori di illusioni. Il problema della trasmissione della fede oggi è soprattutto un problema di comunicazione: trovare la frequenza giusta per entrare in sintonia con il cuore delle nuove generazioni.
I giovani si appassionano quando percepiscono vibrazioni autentiche. Forse siamo noi che non sempre riusciamo a trasmettere la passione che abita la nostra vita. Se i libri che abbiamo letto ci hanno cambiato, se la musica ci ha aperto il cuore, se l'arte ci ha resi più umani, dovremmo comunicarlo per contagio.
Anch'io penso con gratitudine ai professori che mi hanno fatto amare i classici, l'arte e la musica. Nessuno di loro cercava di convincerci: erano semplicemente innamorati di ciò che insegnavano.
A maggior ragione vale per la fede. Se Cristo è davvero la ragione che ci fa alzare ogni mattina e riempie di senso la nostra esistenza, questa gioia trasparirà dai nostri occhi.
Dobbiamo avere la stessa compassione di Gesù: imparare a sentire ciò che sentono i giovani, per trovare la frequenza giusta sulla quale incontrarli. Non dobbiamo mai rinunciare a proporre loro Dio, né rassegnarci a lasciarli in balia degli influencer di turno.

III.
Il Vangelo termina con queste parole: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».
Vorrei concludere con una preghiera toccante del nostro Prefetto-poeta del Dicastero per la Cultura e l'Educazione, il Cardinale José Tolentino de Mendonça:
«Ti chiediamo, Signore, l'audacia di vivere il gratuito: che sappiamo oggi aprire una finestra non appena per ispezionare il duro suolo che già conosciamo, ma perché i nostri occhi si perdano nella vastità dei cieli; che dedichiamo oggi alla vita attorno a noi uno sguardo ampio, senza giudizi precipitosi, senza l'ombra dei risentimenti che riducono l'orizzonte e ci assediano; e che sappiamo interpretare la sovrabbondanza del reale come una chiamata a sperimentare la prodigalità dell'amore che condividi con le tue creature. Perché è l'eccesso del dono, e non l'egoistica penuria, che a ogni istante rispecchia te».
E dopo aver ascoltato queste splendide parole, mi viene da rispondere ai Maneskin che cantano: «E pure Dio era girato di spalle mentre gli dicevo che stavo cadendo». Ma con chi avete parlato? Siete sicuri di esservi rivolti al Dio giusto?

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