Omelia (07-06-2026)
padre Gian Franco Scarpitta
Il pane che toglie la fame

La prima Lettura, nonostante la sua datazione arcaica, ci presenta un aspetto attualissimo in ordine alla nostra fede nella Provvidenza divina. L'autore del libro del Deuteronomio (si suggerisce che sia Mosè) scrive infatti che "ti ha fatto provare la fame e ti ha nutrito con manna, per farti capire che l'uomo non vive di solo pane, ma di ogni parola che esce dalla bocca del Signore". Quando infatti si è nell'abbondanza e nella prosperità, ci si sente eccessivamente al sicuro e si omettono valori e principi etici e spiritualità. Nella prova e nell'indigenza subentra invece la fede, che si riproduce nella religiosità, perché si comprende che davvero niente di quello che abbiamo ci è dovuto e ogni cosa proviene dal Signore: "Il Signore ha dato, il Signore ha tolto; come piacque al Signore, così è avvenuto"(Gb 1, 21 - 22). Dio vuole manifestarsi perché lo conosciamo. Quando ci si mostra per mezzo di simili esperienze di penuria, inopia e desolazione, vuole rivelarsi come Padre provvidente, al quale rivolgersi e su cui confidare, non soltanto in relazione al cibo o al mantenimento materiale, ma anche nel contesto della vira globale, nelle situazioni felici e avverse. Secondo un determinato detto, "Dio manda il freddo secondo i panni", ma possiamo aggiungere che Dio manda il freddo assieme ai panni e in proporzione di questi, nella peculiarità che è lui stesso a ripararci dalla glacialità del clima. Ci si manifesta nella negatività come il Padre buono che vuole però che acquisiamo convinzione noi stessi della sua bontà e della sua provvidenza.
Non a caso Gesù, in quella famosissima preghiera che ci accompagna fin dall'infanzia, dopo una premessa di glorificazione e di venerazione della sua gloria, soggiunge: "Dacci oggi il nostro pane quotidiano" delineandoci quello che è opportuno domandare per noi. Lo abbiamo riconosciuto Padre e noi siamo tutti figli nel Figlio. Possiamo confidare in Dio, che è all'origine del nostro mantenimento, è sempre lui all'origine di ogni beneficio materiale fermo restando il nostro lavoro; possiamo contare su di lui quanto alle nostre risorse e alle nostre necessità. Accanto al pane materiale, Dio nostro Padre ci rende consapevoli di un altro alimento capace di appagare la nostra fame universale e inconsapevole, quello della verità e della vita (Gv 14, 6). Esso è l'alimento di cui occorre mangiare perennemente e consumando il quale non si avrà più fame. E' Gesù stesso il pane vico disceso dal cielo, elemento di salvezza e farmaco di immortalità, che non contento di aver realizzato la manifestazione piena del Padre incarnandosi e vivendo uomo fra gli uomini, vuole anche rendersi nostro alimento vero, non soltanto metaforico, ma anche reale e contingente. Gesù come uomo è la via, come Dio è la verità e la vita (S. Tommaso D'Aquino), come pane è nostro cibo e sostentamento per avere l'una e l'altra. E questo alimento viene dato da un evento: la famosa Cena di commiato dai suoi apostoli in una stanza ben preparata allo scopo, nella quale consumando il pasto, ostentando e distribuendo del pane, dice: "Questo è il mio Corpo, che è dato per voi". Dopo aver cenato, consegnando ai suoi una coppa di vino afferma: questo è il Sangue dell'Alleanza che è dato per voi. Con semplici parole che però racchiudono intere digressioni teologiche e spirituali dice espressamente: "Questo sono io, che mi per voi. Che mi offro volentieri per la vostra redenzione e per la vostra salvezza e voglio entrare nella vostra vita come alimento inalienabile e indispensabile da cui non potrete fare a meno di trarre sostentamento per voi stessi e per gli altri.
Quindi Dio, che aveva più volte estinto la fame dei pellegrini nel deserto con interventi prodigiosi come quello della manna, estingue la vera fame dell'uomo nel Corpo mistico di Gesù, che secondo il suo mandato, per mezzo dei ministri ordinati successori degli apostoli, trasforma la sostanza del pane in quella del suo Corpo, la sostanza del vino in quella del suo Sangue redentivo; si ripresenta il sacrificio unico della croce avvenuto oltre duemila anni sor sono con la stessa efficacia di salvezza. Partecipare a questo memoriale produce guarigione e salvezza mentre lui ci mette sotto gli occhi il suo dolore e ci fa contemplare la sua morte. Nutrirci di questo Pane vivo che è Gesù ricevendolo con fiducia, affascinati dal mistero della sua presenza, ci fortifica, ci motiva e sprona nella lotta costante per la vitae perseveriamo intrepidi Lo Spirito Santo che realizza in noi la presenza eucaristica, ci anima e ci sostiene, risollevandoci nelle occasioni di scoramento e acquietandoci nelle tentazioni di presunzione e di autoesaltazione. L'Eucarestia insomma da' la vita.
L'Eucarestia infatti incide sulla nostra vita spirituale, sulla nostra esistenza personale; ci eleva, ci edifica infondendo anche fiducia, coraggio e slancio motivazionale nell'interazione con il prossimo. Allo stesso tempo essa è il Pane attorno al quale si concentra la Chiesa, il fine ultimo di ogni attività e allo stesso tempo anche la sua scaturigine.. L'Eucarestia fa' la Chiesa e la Chiesa fa l'Eucarestia Attorno al Pane vivo si realizza l'intera vita dei credenti e ogni progetto si costruisce non senza l'imput offerto dallo stesso pane eucaristico.