| Omelia (05-06-2026) |
| Missionari della Via |
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La fede cristiana afferma che in Gesù convivono pienamente la realtà divina e quella umana. Non si tratta di un concetto che possiamo afferrare con la sola logica: è un mistero che si lascia intravedere attraverso lo sguardo della fede e, soprattutto, accogliendo ciò che Gesù ci ha detto di sé, senza volerlo manipolare e piegare secondo le nostre categorie. Quando pensiamo a Gesù il pericolo è ritenerlo esclusivamente come un essere divino, per cui i gesti che compie, le parole che pronuncia, la sofferenza che attraversa e perfino la sua risurrezione rischiano di sembrarci eventi scontati, quasi ovvi. Come se fosse un personaggio dotato di poteri straordinari, capace di fare ciò che agli uomini non è concesso. Ma immaginare Dio soltanto nella sua onnipotenza ci porta fuori strada. Gesù non vuole essere riconosciuto immediatamente come Dio proprio perché desidera che il nostro sguardo si posi anche sulla sua umanità: su quel modo di vivere, amare, soffrire e donarsi che rivela, in modo sorprendente, chi è davvero. È nello scandalo della sua fragilità che si apre la via per comprendere la grandezza del suo essere pienamente umano e pienamente divino. Come discepoli di Gesù siamo chiamati a prendere sul serio la divinità di Gesù ma anche la sua umanità che si mostra a noi come stile e ci chiede imitazione e sequela. Non possiamo far a meno di contemplare e l'umanità di Gesù, quella grandezza di Dio che assume anche le fragilità della condizione umana, contemplando, studiando e cercando di capire come sia Gesù. Accogliendo ciò che si rivela di lui non dobbiamo dimenticare che per quanto la conoscenza di Gesù sia fondamentale, Egli ci ha detto ciò che viene prima: seguimi, non conoscimi. Cioè scommettendo sulla sequela di Gesù possiamo crescere veramente nell'intimità con Lui, sperimentare veramente che il suo stile assunto e la grazia di cui ci ricolma ci rende cristiani, ci dona gioia piena, ci fa crescere e ci insegna la fraternità. «Gesù si conosce seguendolo, prima che studiandolo. Ogni giorno, ha spiegato, Cristo ci domanda "chi" Lui sia per noi, ma la risposta è possibile darla vivendo come suoi discepoli. È una vita da discepolo, più che una vita da studioso, che permette a un cristiano di conoscere davvero chi sia Gesù per lui [...] è necessario un incontro quotidiano con il Signore, tutti i giorni, con le nostre vittorie e le nostre debolezze. "Per conoscere Gesù occorre aprire tre porte: 1. Prima porta: pregare Gesù. Lo studio senza preghiera non serve. Pregare Gesù per meglio conoscerlo. I grandi teologi fanno teologia in ginocchio. Pregare Gesù! E con lo studio, con la preghiera ci avviciniamo un po'... Ma senza preghiera mai conosceremo Gesù. Mai! Mai! 2. Seconda porta: celebrare Gesù. Non basta la preghiera, è necessaria la gioia della celebrazione. Celebrare Gesù nei suoi Sacramenti, perché lì ci dà la vita, ci dà la forza, ci dà il pasto, ci dà il conforto, ci dà l'alleanza, ci dà la missione. Senza la celebrazione dei Sacramenti, non arriviamo a conoscere Gesù. Questo è proprio della Chiesa: la celebrazione. 3. Terza porta: imitare Gesù. Prendere il Vangelo: cosa ha fatto Lui, come era la sua vita, cosa ci ha detto, cosa ci ha insegnato e cercare di imitarlo" (papa Francesco). |