| Omelia (01-06-2026) |
| Missionari della Via |
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Gesù stava parlando della sua venuta e di come Egli stesso è stato scartato. Quando raccontò questa parabola i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani, capirono che parlava di loro, perciò cercavano di catturarlo. Possiamo riassumere questo brano evangelico con un titolo: una vigna affidata a persone sbagliate. Sorge spontaneo pensare a quante occasioni vengano affidate alle persone sbagliate e a quanto spesso questa scena si ripeta nella nostra società. A volte sembra davvero che incarichi e responsabilità finiscano nelle mani di chi, con il proprio modo di agire, rischia di compromettere tutto. Forse oggi possiamo lasciarci provocare da questo brano evangelico in riferimento alla Chiesa: se parliamo della vigna di Dio, infatti, il nostro immaginario corre subito alle "cose di Dio", a ciò che dovrebbe rispecchiare il suo volto e la sua volontà. Perciò ci chiediamo: sono forse io, nella mia comunità cristiana, nella Chiesa, il distruttore delle cose di Dio? Sono colui che ha ricevuto da Dio ma si approfitta del dono con cattiveria? Sono io quello che parla di Dio, annuncia il Vangelo ma per interessi personali? Sant'Agostino a tal proposito era molto schietto: «l'ovile di Cristo ha come responsabili dei figli e dei mercenari». Sì, anche noi nella comunità cristiana possiamo essere mercenari interessati, così come nei rapporti sociali. Possiamo imparare il modello riassunto nel motto "nessuno fa niente per niente!". Oggi, davanti a questi vignaioli omicidi, siamo chiamati ad esaminarci: perché agiamo nella Chiesa? I doni che Cristo ci ha fatto come li trattiamo? Vogliamo la ricompensa anche di ciò che non ci appartiene? Ci scoraggiamo nel sapere che la Chiesa a volte è in mano a mercenari? Ricordiamo che la vigna, che possiamo riconoscere nella Chiesa e nell'intero mondo, appartiene al Signore. A Lui ritornerà, avvolta in quell'abbraccio provvidente che tutti attendiamo. «Dio ha tanto amato il mondo dare il Suo Figlio unigenito. Cosa certa è che il Padrone non molla la sua Vigna, non si arrende. La Vigna è sua! Non è nemmeno ipotizzabile che Lui non torni, che la lasci in mano a chi proprietario non è. Può lasciarci stupito il fatto che la consegni a contadini che la trascurano e non la fanno fruttificare, può stupirci o indisporci la sua pazienza nell'attendere, ma ci conforta il fatto che Dio ami la Sua Vigna. È sua e nessuno può appropriarsene per sempre. Ci consola che arriverà un momento in cui questo sarà chiaro. Il Vangelo di oggi ci permette ancora una volta di evitare un masso sempre pericolosissimo: il pensare che la Chiesa sia realtà solo umana soggetta alle sole logiche di potere del mondo e che possa sfuggire all'amore provvidente di Dio» (don Maurizio Botta). |