Omelia (31-05-2026)
Missionari della Via


Oggi celebriamo la solennità della Santissima Trinità, un mistero che noi accogliamo nella fede. Perché crediamo nella Trinita? Perché crediamo nell'amore. E se Dio è amore deve amare qualcuno! La contemplazione della Trinità ha un impatto prezioso sulla nostra vita umana: è un mistero di relazione, relazione di amore allo stato puro, dove si vuole solo il bene dell'Altro e si è dono per l'Altro! La nostra felicità e infelicità sulla terra dipendono in larga misura dalla qualità delle nostre relazioni. Comprendiamo, allora, come è importante che Dio ci abbia mostrato il suo volto in Gesù che dona la sua vita per noi. Ciò che avvelena una relazione è il volere dominare l'altro, possederlo, strumentalizzarlo, anziché accoglierlo e donarsi. «Parole come "misericordioso", "pietoso", "ricco di grazia" ci parlano tutte di una relazione, di Dio che si offre, che vuole colmare ogni lacuna, ogni mancanza, che vuole donare e perdonare, che desidera stabilire un legame saldo e duraturo» (Benedetto XVI).

Il Vangelo di quest'oggi ci parla proprio di questo grande amore che Dio ha per ciascuno di noi. «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui». Ora, che un uomo dia la vita per noi è straordinario; che l'Unigenito ci ami così tanto da venire da noi che siamo infimi, contradditori, violenti e che il Padre in un unico e condiviso gesto d'amore lo consegni per la nostra salvezza, è qualcosa che supera ogni immaginazione umana. Nel loro reciproco amore, anche il Padre vive la sua passione. Uno che per la salvezza di qualcuno permette che il Figlio venga torturato, seviziato, ucciso, questa è una cosa che esce dai nostri schemi. Pensiamo: magari un padre o una madre può dare la vita per il figlio che ama, ma donare il proprio figlio per la salvezza di altri, addirittura di quelli che si sono fatti nemici, questo non è proprio concepibile. L'apostolo Paolo ci ricorda ciò: «Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi» (Rm 5,7-8).

Da ciò comprendiamo quanto Dio ci ami! Se io accolgo il suo amore cambia la mia vita e non perché sono bravo ma per la potenza dello Spirito Santo! Tuttavia, poiché non siamo delle marionette, nella nostra drammatica libertà possiamo rifiutare l'amore di Dio. La nostra vita può anche non cambiare perché non crediamo fino in fondo all'amore di Dio per noi. Viviamo spesso in difesa pensando che Dio ci venga a togliere qualcosa. Pensiamo di poter essere amati solo se siamo amabili, perché in fondo sono le categorie di questo mondo. Dio ci ama non perché siamo bravi ma perché siamo figli e, nel suo amore, ci rende migliori! Noi abbiamo bisogno di fare quest'esperienza d'amore per renderci conto che per salvarci non abbiamo bisogno di fare cose assurde, ma accogliere quest'amore. Non esiste altra salvezza che quella che riceviamo; solo dopo, poiché viviamo di quest'amore, possiamo essere in grado di dare la vita anche per i nemici! Certo, non è facile ma possiamo iniziare dai piccoli martiri quotidiani! Ad esempio servire con amore anche quando siamo stanchi, accogliere le persone moleste, cercare di non dire male delle persone, essere generosi nel donare beni e tempo... insomma, possiamo rispondere all'Amore con l'amore!

PREGHIERA

«Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio, concedi a noi miseri di fare, per tuo amore, ciò che sappiamo che Tu vuoi, e di volere sempre ciò che a Te piace, affinché, interiormente purificati, interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spirito Santo,
possiamo seguire le orme del tuo Figlio diletto, Signore nostro Gesù Cristo, e con l'aiuto della tua sola grazia giungere a Te, o Altissimo, che nella Trinità perfetta e nell'Unità semplice vivi e regni e sei glorificato, Dio onnipotente per tutti i secoli dei secoli. Amen» (san Francesco d'Assisi).