Omelia (30-05-2026)
Missionari della Via


«Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l'autorità di farlo?». Gli scribi e gli anziani del Vangelo di oggi pongono domande a Gesù non per sapere ma per coglierlo in fallo. Egli dà fastidio: il suo comportamento smaschera l'ipocrisia di questi scribi e farisei che usano il loro potere religioso per interessi personali. La vita di Gesù provoca in loro invidia e gelosie, hanno paura di perdere gente, consensi, guadagni. Hanno paura di perdere la gente che fino ad allora pendeva dalle loro labbra. Questo non è il nostro comportamento anche oggi? Purtroppo, accade talvolta che tra sacerdoti si provi invidia, gelosia: perché i fedeli della "mia" parrocchia devono andare in un'altra parrocchia? Cosa trovano di meglio? E allora inizia, purtroppo, un processo di denigrazione e di maldicenza gratuito. Perché? Perché se non si è capaci di attirare gente con un comportamento cristiano credibile, è sempre possibile abbassare gli altri!

Gesù non risponde alla domanda degli scribi e dei farisei ma pone loro un'altra domanda. Questo modo di agire di Gesù ci mostra come con la tentazione non si dialoga. Quando Adamo ed Eva dialogano con il serpente, che mischia loro verità e menzogna, finiscono per cadere nella trappola. Ci educhi quest'agire di Gesù, quando abbiamo la tentazione di entrare in dispute vane solo per imporre il nostro modo di vedere ad altre persone che pensano di avere già la verità in tasca. A chi non è leale non si può nemmeno dare una cosa vera. Dunque più che entrare in dispute pensiamo ad amare che è ciò che convince quelli che hanno il cuore aperto al cambiamento.

«Una delle "pandemie dolorose" del clero a livello universale è l'"invidia clericalis", che è quella in cui un sacerdote, che vede che un altro è stato chiamato ad essere parroco di una parrocchia più grande, più bella, chiamato ad essere vicario, chiamato non so... allora si rompono proprio i rapporti; e non solo questo, ma anche con i pettegolezzi, criticando, dicendo... Si distrugge invece di vedere come costruire vincoli, ponti di amicizia, di fraternità sacerdotale. Quindi, dico questo subito per lasciarlo da parte, ma stiamo attenti, per favore, a questa realtà. Siamo tutti umani, ci sono sentimenti, emozioni, tante cose, però, come sacerdoti -- e spero già dal seminario - possiamo dare modelli di vita, dove i sacerdoti possano essere davvero amici, fratelli, e non nemici o indifferenti gli uni verso gli altri. E non so cosa è peggio: se essere nemico o essere indifferente verso l'altro, c'è da pensare in tutti e due i casi» (papa Leone XIV).