Omelia (29-05-2026)
Missionari della Via


Il vangelo di oggi ci propone due forti giudizi di Gesù: uno verso un albero di fichi pieno di foglie e senza frutti, l'altro verso i mercanti del Tempio che avevano fatto della casa di Dio un mercato piuttosto che un luogo di preghiera, di incontro con Dio. In fondo, sono due situazioni che possiamo vivere anche noi oggi. Possiamo infatti essere come quest'albero di fichi, pieni di belle parole, sempre pronti a dispensare buoni consigli ma poi incapaci di fare una buona azione. Insomma, tutte parole e niente frutto: c'è apparenza ma non c'è sostanza. Siamo un po', come diceva sant'Agostino: «simili a quei ceppi indicatori che indicano la strada, ma immobili nella sequela di Gesù». Possiamo correre anche il rischio di essere mercanti al Tempio: andiamo in Chiesa per i nostri interessi, per avere incarichi che ci permettano di dominare e non di servire. Spesso corriamo il rischio di fare della Chiesa una dispensatrice di servizi e di sacramenti a pagamento. Quanto poco proponiamo Gesù! Quanto poco Vangelo c'è nelle nostre iniziative. Abbiamo scambiato i valori, abbiamo barattato il Signore per i beni di questo mondo, per raggiungimenti di obbiettivi personali. Quando la gente entra in una chiesa cosa trova? Se le chiese si sono svuotate forse dovremmo fare anche un bell'esame di coscienza e chiederci quanto siamo credibili! Oggi, allora, nei nostri ragionamenti e nei nostri comportamenti poco cristiani, facciamoci rovesciare da Gesù, sapendo che la correzione non è per la morte ma per la vita.

«In quello stesso torno di tempo, mentre Francesco dimorava nel luogo della Porziuncola, fu assalito per il bene del suo spirito da una gravissima tentazione. Interiormente ed esteriormente ne era duramente turbato, tanto che alle volte sfuggiva la compagnia dei fratelli perché, sopraffatto da quella tortura, non riusciva a mostrarsi loro nella sua abituale serenità. Si mortificava, si asteneva dal cibo e dalla conversazione. Spesso si internava a pregare nella selva che si stendeva vicino alla chiesa, per dare liberamente sfogo all'angoscia e al pianto in presenza del Signore, affinché Dio, che può tutto, si degnasse d'inviargli dal cielo la sua medicina in quella così violenta tribolazione. E per oltre due anni fu tormentato giorno e notte dalla tentazione. Accadde che un giorno, mentre stava pregando nella chiesa di Santa Maria, gli fu detta in spirito quella parola del Vangelo: «Se tu avessi una fede grande come un granello di senape, e dicessi a quel monte di trasportarsi da quello a un altro posto, avverrebbe così. Francesco domandò: " E quale è quel monte? ". Gli fu risposto: " Il monte è la tua tentazione ". Rispose Francesco " Allora, Signore, sia fatto a me secondo che hai detto ". E all'istante fu liberato, così che gli parve di non avere mai sofferto quella tentazione» (Fonti Francescane 1591).