| Omelia (26-05-2026) |
| Missionari della Via |
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Il Vangelo di oggi viene subito dopo il dialogo di Gesù con il giovane ricco, che non riesce a dire il suo sì al Signore perché "posseduto" dai tanti beni che possedeva. Alla fine di questo dialogo con il giovane ricco, che se ne va triste, Gesù conclude dicendo: «come è difficile per un ricco entrare nel regno dei cieli, è più facile per un cammello passare dalla cruna di un ago». Pietro, che ha ascoltato queste parole, cerca una rassicurazione e una ricompensa da parte di Gesù, come a dire: "Ecco, noi a differenza di questo giovane abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito, quale dunque sarà la nostra ricompensa?". La questione è che i discepoli non comprendevano ancora pienamente il Signore e quale sarebbe stata la loro ricompensa. Infatti Gesù risponde loro: «in verità io vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa, fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte, insieme a persecuzioni». In pratica, Gesù non promette le stesse ricchezze che aveva il giovane ricco ma promette fratelli, sorelle, l'eredità del regno, insieme a persecuzione e croce; e questo cambia le cose! Ecco perché quando siamo attaccati ai beni non siamo credibili, facciamo solo una brutta figura. Facciamo la brutta figura di chi vuole seguire il Signore ma senza rinunciare, facciamo la brutta figura di chi cerca solo benessere nel seguire il Signore, senza accettare le persecuzioni e la croce di ogni giorno. Finiamo per essere cristiani tiepidi che cercano di conciliare le cose del cielo con quelle della terra. Teniamo bene a mente che il guadagno di seguire Gesù è somigliare a Lui che ha amato fino alla fine e ha donato tutto se stesso per noi. Domandiamoci dunque quali sono i beni che ci possiedono e cosa siamo disposti a rinunciare per il Signore. «Gesù non lascia nessuno senza una speranza, neppure il ricco. Dio può salvare anche il ricco. Il punto non è "se il ricco si salva" (questo non è stato mai in discussione nella tradizione cristiana), ma è "quale ricco si salva". Ai ricchi Gesù addita una via d'uscita dalla loro pericolosa situazione: "Accumulatevi tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano". "Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché quando essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne" (Matteo 6, 20; Luca 16, 9). Gesù consiglia ai ricchi di trasferire i loro capitali all'estero. Ma non in Svizzera, in cielo! Molti - dice Agostino - si affannano a seppellire il proprio denaro sotto terra, privandosi anche del piacere di vederlo, a volte per tutta la vita, pur di saperlo al sicuro. Perché non seppellirlo addirittura in cielo, dove sarebbe ben più al sicuro e dove lo si ritroverebbe, un giorno, per sempre? Come fare questo? È semplice, continua il santo. Dio ti offre, nei poveri, dei facchini. Essi si recano là dove tu speri un giorno di andare. Dio ha bisogno qui, nel povero, e ti restituirà quando sarai di là» (p. Raniero Cantalamessa). |