Omelia (31-05-2026)
don Andrea Varliero
Credo in un solo Dio, ma non credo in un Dio solitudine

«Chi è Dio? - Dio è l'Essere perfettissimo, Creatore e Signore del cielo e della terra»: così ci è stato tramandato dal catechismo di San Pio X, da imparare a memoria. Ci fu un tempo in cui la memoria ci è stata necessaria, senza porsi domande, solo risposte per la vita intera. Quel tempo io non l'ho conosciuto, sono figlio di una catechesi nata dopo il Concilio, di esperienza e di volontariato, di umanità. Oggi, davanti a quell'Essere perfettissimo, avvicinandomi come ad un dipinto meraviglioso, scopro una crepa. Il mio Dio non è un Dio duro, impenetrabile, insensibile, metallico, impassibile. Se fosse così perfetto, se un cerchio geometrico, una parola indicibile, perché perdere tempo a creare tutta questa imperfezione? In questa ferita difettosa incontro un Dio che non ha nulla a che vedere con la solitudine, mi narra invece di comunione. Sono solito associare una cosa perfetta alla solitudine, quello che è «perfetto» sembra essere «unico». In Lui non è così: quello che è perfetto è fragile, è comunione. Credo nel Dio ferito, screpolato, lacerato, e perciò generativo. Perché l'universo sia, perché la vita sia. Ne faccio esperienza. Le sofferenze più grandi che ascolto, quelle più dure scritte nelle pagine della mia vita, hanno sempre avuto la solitudine come parola chiave. Soffrire di solitudine è soffrire di Dio, perché Lui non è solitudine. Credo in un solo Dio, Padre Onnipotente. Talmente onnipotente da lasciarsi ferire, perché la vita sia.
Il mio Dio è fragile, è della mia razza. E io della sua: Lui è uomo, e io quasi Dio. Perché io potessi assaporare la divinità, Lui amò il mio fango. L'amore ha reso fragile il mio Dio. Il mio Dio ebbe fame e sonno e si riposò. Il mio Dio fu sensibile. Il mio Dio si irritò, fu passionale, e fu dolce come un bambino. Il mio Dio fu nutrito da una madre, ne sentì e bevve tutta la tenerezza femminile. Il mio Dio tremò dinnanzi alla morte. Non amò mai il dolore, non fu mai amico della malattia. Per questo curò gli infermi. Il mio Dio patì l'esilio, fu perseguitato e acclamato. Amò tutto quanto è umano, il mio Dio: le cose e gli uomini, il pane e la donna; i buoni e i peccatori. Il mio Dio fu un uomo del suo tempo. Vestiva come tutti, parlava il dialetto della sua terra, lavorava con le sue mani, gridava come i profeti. Il mio Dio fu debole con i deboli e superbo con i superbi. Morì giovane perché era sincero. Lo uccisero perché lo tradiva la verità che era nei suoi occhi. Ma il mio Dio morì senza odiare. Il mio Dio ruppe con la vecchia morale del dente per dente, della vendetta meschina, per inaugurare le frontiere di un amore e di una forza totalmente nuovi. Il mio Dio gettato nel solco, schiacciato contro terra, tradito, abbandonato, incompreso, continuò ad amare. Per questo il mio Dio vinse la morte. E comparve con un frutto nuovo tra le mani: la Resurrezione. Per questo noi siamo tutti sulla via della Resurrezione: gli uomini e le cose. È difficile per tanti il mio Dio fragile. Il mio Dio che piange, il mio Dio che non si difende. È difficile il mio Dio abbandonato da Dio. Il mio Dio che deve morire per trionfare. Il mio Dio che fa di un ladro e criminale il primo santo della sua Chiesa. Il mio Dio giovane che muore con l'accusa di agitatore politico. Il mio Dio sacerdote e profeta che subisce la morte come la prima vergogna di tutte le inquisizioni della storia. È difficile il mio fragile amico della vita. (Juan Arias). Credo in Gesù Cristo, Suo unico Figlio, nostro Signore. Credo in un solo Dio, Figlio, ferito a morte, corpo di resurrezione.
Credo che tutto mi parli di Lui. La famiglia, la comunità, gli amici. Le passioni. Il diario della mia vita. Un tramonto. I libri più belli. Le opere d'arte. La musica. Le lingue del mondo. Il silenzio e la preghiera. Le scoperte scientifiche. Una felice intuizione. Persino la morte. Che nei rapporti umani, che nelle ispirazioni, nella magnifica umanità, vi sia il respiro del mondo. Credo nello Spirito Santo: non credo alla morte come ultima parola, né alla violenza di chi uccide in nome suo. Credo nella vita.
Oggi è festa della Santissima Trinità. Ne faccio esperienza, ogni giorno. Quando soffro, soffro per le relazioni. Soffro per la Trinità. Quando soffro, soffro per la mancanza di empatia. Soffro per quel legame tra Padre, Figlio, Spirito. Quando sono felice, sono felice per un senso di pienezza, di connessione, di comunione: tutto è nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito. Credo in un solo Dio, ma non credo in un Dio solitudine.