Omelia (31-05-2026)
don Michele Cerutti
Chiamati a essere riflesso della Trinità

La festa della Santissima Trinità viene spesso percepita come il dogma più ostico, quasi una sorta di triangolo che la nostra mente fa fatica ad afferrare. Avviciniamoci a questo mistero non con la calcolatrice, ma con gli occhi del cuore e della vita, in tal modo scopriremo che la Trinità è la notizia più bella, la più rivoluzionaria e liberante che sia mai stata donata all'umanità.
Cosa celebriamo oggi? Celebriamo il fatto che Dio non è solitudine perché se Dio fosse un'entità chiusa in sé stessa, come un monolite isolato, sarebbe l'espressione più alta dell'autosufficienza che è la forma più perfetta del non-amore. L'amore ha sempre bisogno dell'altro.
La Rivelazione cristiana ci dice qualcosa di sconvolgente: Dio è Famiglia, è Relazione, è una Comunione d'Amore così perfetta che i Tre (Padre, Figlio e Spirito Santo) sono un Dio solo. Il Padre genera, il Figlio è generato e lo Spirito Santo è il legame che li unisce. In Dio, essere significa essere-in-relazione.
Ma tutto questo cosa c'entra con noi, qui oggi nelle nostre comunità? C'entra tutto, perché noi siamo stati creati a Sua immagine.
Se Dio è Trinità, allora il nostro DNA più profondo non è l'individualismo, l'egoismo o l'autoreferenzialità. Noi siamo fatti per incontrare l'altro. La nostra vita fiorisce solo quando usciamo da noi stessi per costruire ponti, accogliere il fratello, fare spazio a chi è più fragile o a chi bussa alla nostra porta. Ogni volta che amiamo, ogni volta che superiamo una divisione e creiamo comunione, noi facciamo una vera e propria esperienza della Trinità nella nostra quotidianità.
Cari fratelli, il Dio di Gesù Cristo non è un giudice distante che osserva dall'alto le nostre fatiche. È un Dio che è entrato nella nostra storia. Il Padre ci ha amati fino a mandare il Figlio, e il Figlio si è fatto uomo, condividendo le nostre gioie e le nostre croci, per poi lasciarci il Suo Spirito, la forza invisibile che ci consola, ci guida e ci spinge a non arrenderci.
La Trinità non è un rebus teologico, ma è il modello stesso del nostro vivere insieme. È la bussola per le nostre famiglie, per la nostra comunità parrocchiale e per la nostra società. Essere Chiesa significa essere riflessi di questo amore trinitario: un luogo dove non esistono scartati, dove la diversità dei carismi non divide ma arricchisce, e dove si impara l'arte bellissima del vivere gli uni per gli altri.
Guardiamo allora alla Trinità come al nostro porto sicuro. Non un'idea astratta, ma il grembo accogliente in cui siamo immersi fin dal giorno del nostro Battesimo. Lasciamoci plasmare da questo amore, e che le nostre vite possano diventare un riflesso, seppur piccolo ma luminoso, di tanta bellezza.