| Omelia (21-05-2026) |
| Casa di Preghiera San Biagio FMA |
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Commento su Gv 17, 20-21 Come vivere questa Parola? In questa pagina c'è un dettaglio che commuove, Gesù prega anche per noi; non solo per i discepoli che aveva davanti, ma per tutti coloro che un giorno avrebbero creduto. Dentro quella preghiera ci siamo anche noi, con il nostro nome, la nostra storia, le nostre fatiche. E che cosa chiede? Non successo, non forza, non privilegi, chiede unità. Perché Gesù sa che il cuore umano soffre soprattutto quando è diviso, quando dentro ci sono pensieri contrastanti, quando nelle relazioni crescono distanze, quando nelle comunità manca comunione. L'unità di cui parla il vangelo non è uniformità né perfezione, è imparare a restare nell'amore anche quando siamo diversi, fragili, limitati. È avere un centro che ci tiene insieme e ci impedisce di vivere come isole separate. Gesù dice qualcosa di ancora più sconvolgente, il Padre ci ama come ama Lui. È difficile crederlo davvero, noi spesso ci percepiamo insufficienti, poco degni, incompleti. E invece il vangelo ci rivela che all'origine della nostra vita non c'è il giudizio, ma un amore immenso che ci avvolge. Quando ci sentiamo amati così, anche il modo di guardare gli altri cambia, diventa meno duro, meno difensivo, più capace di incontro. Maria Ausiliatrice è la Madre che genera unità. Dove c'è frammentazione, lei raccoglie; dove c'è freddezza, lei ammorbidisce; dove c'è solitudine, lei ricorda che siamo figli amati e fratelli tra noi.
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