Omelia (24-05-2026)
don Andrea Varliero
Lo Spirito, l'Altro

Pentecoste ci fa abitare due città, Babele e Gerusalemme. Pentecoste ci dona una parola pericolosa, entusiasmo. Pentecoste ci dona lo Spirito. Due città si affrontano oggi a Pentecoste, due città distanti nello spazio e nel tempo, Babele e Gerusalemme. Babele, Babilonia: è la città che vuole innalzare una torre, un grattacielo, un'antenna, qualcosa di sempre più alto. Pretende un'unica lingua, è una città che odia altri alfabeti, altre parlate. Odia l'alterità, pretende qualcosa di monotono. Sembra più semplice una lingua monotona, a mio completo uso e consumo: in realtà è un vero inferno; è sempre un inferno quando si nega l'altro, l'Altro. Dio non lo permetterà, non lascerà che la monotonia sia l'unico alfabeto, disperde l'umanità che ancora oggi parla lingue monotone, alfabeti di indifferenza, economie che uccidono.
L'altra città è Gerusalemme: quella sera di Pentecoste a nessuno è stato chiesto di parlare un unico alfabeto, di avere un'unica lingua. Tutt'altro. Era una polifonia di parole e di linguaggi. Tutti si comprendevano, tutti erano in comunione, pur nelle loro diverse lingue, anzi proprio per le loro differenze. Era festa. Festa di parole nuove, festa di linguaggi e di polifonia. Mi sembra che si vivano i giorni di Babele; giorni così insofferenti all'altro; giorni che poco rispettano. Giorni sordi e monotoni: sempre la stessa guerra, sempre la stessa violenza, sempre la stessa torre. Non ci resta che tornare alla sera di Pentecoste, di ritornare ad ascoltare qualcosa di nuovo, nuovi alfabeti tutti da imparare. Un filosofo scrive: «Se parlassimo una lingua diversa, percepiremmo qualcosa di differente nel mondo». Imparare un alfabeto nuovo, curare le parole dello Spirito, ascoltare la lingua degli altri, quella dell'Altro.
È una sera che mi restituisce una parola immensa: «Entusiasmo». Voglio tenerla con me questa straordinaria parola di Pentecoste. En-tus-iasmo, En Theou Asmòs, nel respiro di Dio. È lo Spirito, il respiro di Dio, una vita capace di entusiasmo. Lo chiederò quando tutto mi sembra ripetitivo, quando sono stanco e sfinito, quando mi sembra di lottare contro i mulini a vento. Chiederò allo Spirito la Sua Presenza, chiederò allo Spirito di abitare in me. È l'entusiasmo che ci mantiene giovani, anche a novant'anni. È l'entusiasmo quella velocità, quella forza interiore che permette di rialzarci, sempre e nonostante. Un po' più di entusiasmo, cara Chiesa: ne va di quella sera di Pentecoste. Un caro amico chiedeva a noi Chiesa di non continuare a ripetere la parola «minoranza». Non siamo mai una minoranza, anche quando siamo da soli in una nazione totalmente estranea. Siamo sempre una presenza. E ci viene chiesta la stessa presenza di Pentecoste, capace di entusiasmo, del respiro di Dio.
Lo Spirito di Dio è frutto di un corpo ferito, è sgorgato da un ultimo respiro di un uomo rantolante da una croce. Lo Spirito è corpo, è presenza viva. Lo senti? Ci connette. Esperienze spirituali sono a portata di mano a tutti noi, ogni attimo. Una connessione spirituale con una città, a partire dal celebrare un momento di preghiera nella Chiesa di quella città. È l'esperienza spirituale che ci consente di essere non dei turisti distratti, e neanche dei curiosi insaziabili, ma di respirare una connessione profonda con la città stessa, ci connette con la Bellezza. È quell'esperienza spirituale a scrivere in noi una memoria che non sarà cancellata, né consumata. Esperienza spirituale nella preghiera, quando celebriamo l'Eucarestia ogni domenica: l'attenzione e il corpo diventano un tutt'uno con lo Spirito. Una persona amica mi ha indicato il luogo bello della casa. Solitamente è dove abbiamo posto un'immagine, un'icona, uno spazio dove ritroviamo connessione con la bellezza che è dentro di noi. Il luogo bello della nostra anima: è da custodire, è da coltivare, è da sgomberare e da lasciarlo abitare dallo Spirito. Non aver paura ad aprire la tua anima, lascialo entrare come raggio di luce: «O luce beatissima, invadi nell'intimo il cuore dei tuoi fedeli» prega l'antica sequenza di Pentecoste.
Oggi è una solennità immensa, di vento e di alfabeti, di entusiasmo e di Spirito. Se mi chiedono chi sia lo Spirito, risponderò che è l'Altro, con la A maiuscola. Lo invocherò, quando la parola «io» sarà soffocante, quando mi sentirò solo, quando sarò stanco e demotivato, quando mi chiederò se ne vale la pena. L'Altro che è entrato nella mia vita, è sempre stato mendicante di amore. Lo senti? La vivi questa connessione? È lo Spirito, è altro da te.