| Omelia (24-05-2026) |
| Missionari della Via |
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Oggi celebriamo la solennità della Pentecoste. Sono i giorni successivi alla morte di Gesù in croce. È la sera del primo giorno della settimana, come a dire è l'inizio di qualcosa di nuovo; Dio sta facendo una cosa nuova dopo la sua morte e risurrezione. Il Vangelo ci dice che i discepoli si trovano chiusi nel cenacolo per timore dei giudei quand'ecco apparire a loro Gesù. Ecco, l'uomo è spesso rinchiuso, ingabbiato nelle proprie paure: paura di non essere, paura di vivere, paura di sbagliare. Ma è proprio in questa chiusura che vi è l'irruzione di Gesù. È un'irruzione a porte chiuse: ci dice che non è nostra bravura uscire dai nostri sepolcri, dalle nostre stanze buie dove non riusciamo più a respirare ma opera di Dio. Spesso stiamo lì con le nostre continue analisi, pensando di trovare da soli la soluzione ai nostri problemi. Ed è qui, quando sperimentiamo tutta la nostra fragilità e impotenza, che Gesù può entrare. È Lui che prende l'iniziativa. Ecco, a questo punto è bello fare memoria di quando Gesù ha fatto la sua irruzione in un momento difficile della nostra vita, quando ci ha tirato fuori da un'angoscia mortale. Fare memoria dell'amore di Gesù per noi è importante: ci toglie quella paura della solitudine, di essere soli ad affrontare i momenti difficili. Il Vangelo ci dice che Gesù entra in questo cenacolo a porte chiuse e porta la sua pace. Deve dire "pace", deve iniziare un rapporto di pace: è il cielo che ci saluta. Gesù ci rassicura, è come se ci dicesse: "coraggio, anche se sei chiuso nelle tue paure, io ti saluto, vengo a portare la mia pace nella tua vita. Io ci tengo a te". E Gesù per vincere i nostri dubbi mostra le sue mani: Egli ci aiuta a fare memoria del suo amore per noi che si è spinto fino alla morte di croce. È come se ci dicesse: "io ti porto scritto sul palmo delle mie mani, io ti porto tatuato sulle mie mani, guarda i segni dell'amore". Ecco perché noi possiamo iniziare una nuova vita dobbiamo sperimentare la sua visita, ascoltare la sua Parola, vivere del suo perdono. Ed è a questo punto che, rifatti nuovi nello e dallo Spirito, possiamo continuare la missione di Gesù: portare il suo amore agli uomini, perdonare nel suo nome i loro peccati. Dire a tutti che non vi è peccato che Dio non possa perdonare, che è l'ora di smettere di vivere con quei sensi di colpa che uccidono la vita. «La grandezza del messaggio pasquale è che non c'è senso di colpa, vero o falso che sia, giustificato o ingiustificato, dal quale non si possa venire fuori. Nel nostro secolo è stato scritto, da Franz Kafka, un romanzo intitolato Il Processo. In esso si parla di un uomo, un modesto impiegato, che un giorno, senza che nessuno sappia il perché, viene dichiarato in arresto, pur continuando a poter andare al suo lavoro. Comincia un'estenuante ricerca per conoscere i motivi, le imputazioni, le procedure, la giuria. Ma nessuno sa dirgli niente, se non che c'è veramente un processo in corso a suo carico. Finché un giorno, tutti i tentativi andati a vuoto, vengono a prelevarlo e lo conducono all'esecuzione. È la storia simbolica dell'umanità che lotta, fino alla morte, con il senso di un'oscura colpa, di cui non riesce a liberarsi. Nel corso della vicenda si viene a sapere che vi sarebbero, per quest'uomo, tre possibilità: la assoluzione vera, la assoluzione apparente e il rinvio. La assoluzione apparente e il rinvio, però, non risolverebbero nulla; servirebbero solo a tenere l'imputato in un'incertezza mortale per tutta la vita. Nella assoluzione vera invece "gli atti processuali devono essere totalmente eliminati, scompaiono del tutto dal procedimento; non solo l'accusa, ma anche il processo e persino la sentenza vengono distrutti, tutto viene distrutto". Ma di queste assoluzioni vere, tanto sospirate, non si sa se ne sia esistita mai alcuna. Ci sono solo voci in proposito, null'altro che "bellissime leggende". L'opera finisce come tutte quelle di questo autore: con qualcosa che si intravede da lontano, ma che non c'è possibilità alcuna di raggiungere. Come in certi sogni da incubo. A Pasqua, la Chiesa annuncia ai milioni di uomini che si vedono rappresentati in quell'imputato: la assoluzione vera esiste, non è solo una leggenda, una cosa bellissima ma irraggiungibile. "Non c'è più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù" (Romani 8, 1). Nessuna condanna! Di nessun genere, né interna né esterna! Non c'è colpa, per quanto tremenda, che resista a questa "assoluzione". Se il vostro cuore vi rimprovera, sappiate che Dio è più grande e generoso del vostro stesso cuore» (p. Raniero Cantalamessa). PREGHIERA Spirito, Spirito Santo, Tu sei l'animatore e il santificatore della Chiesa, suo respiro divino, il vento delle sue vele, suo principio unificatore, sua sorgente interiore di luce e di forza, suo sostegno e suo consolatore, sua sorgente di carismi e di canti, sua pace e suo gaudio, suo pegno e preludio di vita beata ed eterna. La Chiesa ha bisogno di una perenne Pentecoste, ha bisogno di fuoco nel cuore, di parola sulle labbra, di profezia nello sguardo. Amen. (San Paolo VI) |