| Omelia (21-05-2026) |
| Missionari della Via |
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«Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me». Queste parole di Gesù sono Testamento per ognuno di noi. Vivere nell'amore del Padre è vivere l'unità come l'ha vissuta Gesù. Come cristiani ci domandiamo: cerchiamo l'unità? Lavoriamo per essere uniti? Delle prime comunità cristiane è scritto che «erano un cuor solo e un'anima sola». Tertulliano testimonia che dei primi cristiani i pagani esclamavano, ammirati: «Guardate come si amano!» (Apolog. 39). Gli altri possono dire questo anche di noi? Purtroppo, con amarezza constatiamo che, talvolta, anche tra noi cristiani vi sono divisioni; il peggio è che spesso non facciamo nulla per ricomporre i dissidi. Come possiamo essere credibili se non siamo uniti tra di noi? Nel nostro esame di coscienza chiediamoci se abbiamo anche noi creato divisione; e domandiamoci se abbiamo cercato di ricomporla. Non dimentichiamo che Gesù chiama beati gli operatori di pace, cioè quelli che anche per mezzo della loro vita si impegnano ad abbattere i tanti muri di divisione che spesso, per orgoglio e per superbia, innalziamo. «Innanzitutto, l'unità non è il frutto dei nostri sforzi umani, ma è un dono che viene dall'alto. Noi uomini non siamo in grado di fare l'unità da soli, né possiamo deciderne le forme e i tempi. Che cosa dobbiamo fare noi per promuovere l'unità dei cristiani? Nostro compito è quello di accogliere questo dono e di renderlo visibile a tutti. Da questo punto di vista, l'unità, prima che traguardo, è cammino, con le sue tabelle di marcia e i suoi ritmi, i suoi rallentamenti e le sue accelerazioni, e anche le sue soste. L'unità come cammino richiede pazienti attese, tenacia, fatica e impegno; non annulla i conflitti e non cancella i contrasti, anzi, a volte può esporre al rischio di nuove incomprensioni. L'unità può essere accolta solo da chi decide di mettersi in cammino verso una meta che oggi potrebbe apparire piuttosto lontana. Tuttavia, colui che percorre questa strada è confortato dalla continua esperienza di una comunione gioiosamente intravista, anche se non ancora pienamente raggiunta, ogni volta che si mette da parte la presunzione e ci si riconosce tutti bisognosi dell'amore di Dio. In secondo luogo, l'unità non è uniformità. Le differenti tradizioni teologiche, liturgiche, spirituali e canoniche, che si sono sviluppate nel mondo cristiano, quando sono genuinamente radicate nella tradizione apostolica, sono una ricchezza e non una minaccia per l'unità della Chiesa. Cercare di sopprimere tale diversità è andare contro lo Spirito Santo, che agisce arricchendo la comunità dei credenti con una varietà di doni. Nel corso della storia, vi sono stati tentativi di questo genere, con conseguenze che talvolta fanno soffrire ancora oggi. Se invece ci lasciamo guidare dallo Spirito, la ricchezza, la varietà, la diversità non diventano mai conflitto, perché Egli ci spinge a vivere la varietà nella comunione della Chiesa» (Papa Francesco). |