| Omelia (20-05-2026) |
| Missionari della Via |
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Commento su Giovanni 17,11-19 «Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno», Queste parole di Gesù sono di grande insegnamento per educatori e genitori ai quali Dio ha affidato delle persone. Vi sono molte persone che esprimono il loro amore in maniera molto protettiva, direi quasi soffocante. Oggi molti genitori cercano di preparare vie preferenziali ai figli: cercano di togliere ogni ostacolo dal loro cammino di vita, cercano di preparare una via lastricata priva di prove e tentazioni. Questo non aiuta: significa privare l'altro della vita stessa, significa non preparare i giovani ad affrontare la vita, ma farli crescere come persone immature, impreparate ad affrontare la realtà con i suoi problemi. Ecco, Gesù non chiede al Padre di toglierci dal mondo, dalla vita concreta con tutte le sue sfaccettature: «Egli chiede al Padre di custodirci dal male, o meglio che esso non abbia mai l'ultima parola su di noi. Lasciare chi si ama nella lotta significa fare un atto di fiducia in lui. È un po' come dire "tu sei capace di affrontare questa prova. Tu vali!". Al contrario essere tolti da una prova equivale a dire implicitamente "sei incapace, per questo ti salvo io"» (Luigi Epicoco). Davanti all'agire di Gesù vogliamo chiedere la grazia innanzitutto di non fuggire noi dalle prove della vita e poi di educare anche gli altri a non fuggire, sapendo che solo affrontandole si diventa persone mature e responsabili. «La nostra vita in questo pellegrinaggio non può essere esente da prove e il nostro progresso si compie attraverso la tentazione. Nessuno può conoscere se stesso, se non è tentato, né può essere coronato senza aver vinto, né può vincere senza combattere; ma il combattimento suppone un nemico, una prova. Pertanto si trova in angoscia colui che grida dai confini della terra, ma tuttavia non viene abbandonato. Poiché il Signore volle prefigurare noi, che siamo il suo corpo mistico, nelle vicende del suo corpo reale. Dunque egli ci ha come trasfigurati in sé, quando volle essere tentato da Satana. Precisamente Cristo fu tentato dal diavolo, ma in Cristo eri tentato anche tu. Se siamo stati tentati in lui, sarà proprio in lui che vinceremo il diavolo. Tu fermi la tua attenzione al fatto che Cristo fu tentato; perché non consideri che egli ha anche vinto? Fosti tu ad essere tentato in lui, ma riconosci anche che in lui tu sei vincitore. Egli avrebbe potuto tener lontano da sé il diavolo; ma, se non si fosse lasciato tentare, non ti avrebbe insegnato a vincere, quando sei tentato» (Sant'Agostino). |