| Omelia (19-05-2026) |
| Missionari della Via |
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Il Vangelo di oggi ci presenta la terza ed ultima parte della Preghiera Sacerdotale, in cui Gesù guarda verso il futuro e manifesta il suo grande desiderio di unità con Lui e tra di noi, poiché senza amore e senza unità non meritiamo credibilità. Gesù si avvia alla conclusione della sua missione. Egli dice che sta per essere glorificato: non si tratta della gloria di questo mondo, ma della gloria che viene dall'amore che si manifesta fino alla sua morte di croce. La gloria di Dio, infatti, non si rivela nelle cose eclatanti, nei miracoli che Gesù ha compiuto, ma nel momento estremo della sua morte. Sulla croce Gesù ci mostra la sua gloria, cioè il suo peso, il suo esserci per noi fino alla fine. Ora, Gesù sa che la sua missione terrena volge al termine e si preoccupa per i suoi che restano nel mondo: «Padre, Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi». Quanto affetto, quanta tenerezza ha Gesù per i suoi discepoli che rimangono nel mondo! Non si preoccupa di sé ma dei suoi discepoli. Egli sa quanto è difficile custodire la fede. Quante prove dovranno affrontare. Quante prove anche noi dobbiamo in questo mondo affrontare. Quante volte nei momenti difficili chiediamo preghiere alle persone amiche di Gesù, ma quanto ci fa bene sapere che Gesù stesso prega per noi! Sì, Gesù stesso prega il Padre per noi. Ci affida al suo amore incondizionato. Noi non siamo soli nelle prove della vita. Tante volte sperimentiamo ansie, paure, ci sentiamo soli nelle difficoltà, ci ripieghiamo talmente tanto su noi stessi che non riusciamo più a percepire l'amore del Padre, la sua vicinanza. Ma anche se non lo sentiamo non significa che Dio non ci ami! A volte è un Dio silente ma è sempre presente. Pensiamo, dunque, in questo momento alle difficoltà che stiamo affrontando, con la consapevolezza che Gesù sta pregando per noi e cammina insieme a noi, come Egli stesso ha detto: «io non vi lascio soli, ma sarò sempre con voi fino alla fine del mondo!». «In che senso Gesù non prega per il mondo? Ci invita forse a maledire il mondo, i non credenti, coloro che popolano le piazze nell'indifferenza e nel peccato? Un'idea impossibile perché́ egli ha detto di «non essere venuto a chiamare i giusti ma i peccatori» (Marco 2,17). «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché́ chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (3,16-17). E allora come giustificare questa negazione così netta, pronunciata da Cristo nell'ultima sera della sua vita terrena? La risposta è da cercare nella varietà̀ di significato che registra il termine "mondo" nel quarto Vangelo. Esso designa l'universo, la natura, il creato che è opera di Dio per mezzo del Verbo («Tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste... Egli era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui», 1,3.10). Il "mondo" è anche l'umanità̀ intera, ossia le creature umane che popolano la terra (detta pure "mondo") e che, come si è visto (3,16-17), sono amate da quel Dio «il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati» (1Timoteo 2,4). Fin qui il valore del termine è positivo e non giustifica quella frase di Gesù̀. C'è, però, un terzo significato radicalmente negativo: il "mondo" è anche la "mondanità̀", cioè̀ coloro che rigettano coscientemente e coerentemente i valori dello spirito, la verità̀, l'amore, il bene, la giustizia. Non sono i semplici peccatori, che possono essere toccati nel cuore e convertirsi, ma i superbi oppositori del Bene, i sistematici negatori di ogni valore e, quindi, gli avversari di Cristo, consapevoli della sua verità̀ ma, per interesse proprio o per arroganza di potere, pronti a rigettarla. Sono coloro che hanno per guida «il principe di questo mondo», Satana (Giovanni 12,31; 16,11). Gesù̀, dunque, non può̀ pregare per loro, mentre prega per l'umanità̀ misera e fragile. Commenta uno studioso, Ludwig Monti: «Gesù̀ non può̀ amare la mondanità̀: sarebbe una contraddizione in termini, una smentita del suo disegno di salvezza e di giustizia». È per questo che san Giovanni esorta nella sua Prima Lettera: «Non amate il mondo, né ciò̀ che è del mondo!» (2,15) (cardinale Gianfranco Ravasi). |