| Omelia (18-05-2026) |
| Missionari della Via |
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Gesù, lungo il cammino verso Gerusalemme, verso il pieno compimento della volontà del Padre, sta dicendo alcune cose ma non più in maniera velata. I discepoli, forti di questa loro comprensione, fanno così il loro atto di fede: «Signore adesso crediamo. Ora sappiamo che sei venuto dal Padre». In questo momento questi discepoli pensano - e con loro tutti noi -, che solo perché si sanno tante cose la fede aumenta. Ma quando mai! A che punto siamo con la fede lo constatiamo nei momenti di prova. Infatti, la risposta di Gesù smonta questa loro convinzione che è anche la nostra: «Adesso credete? Ecco, viene l'ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me». Quante volte anche noi siamo stati simili a questi discepoli, abbiamo detto di credere, di fidarci di Dio e poi quando le cose non sono andate secondo i nostri modi di pensare, quando la sofferenza ha preso il sopravvento, abbiamo messo tutto in gioco. Abbiamo pensato che Dio in fondo non ci ama così tanto. La nostra fede in Lui ha cominciato a vacillare. Talvolta siamo tanto simili a Pietro che cammina sulle acque fidandosi inizialmente della parola di Gesù, ma quando vede le onde alzarsi, il vento soffiare forte dubita della Parola di Gesù iniziando ad affondare. Il perché? Ha guardato solo la tempesta smettendo di guardare Gesù! Quante volte anche noi ci soffermiamo solo sui problemi e smettiamo di guardare Gesù perché non crediamo fino in fondo. Forse anche noi dobbiamo iniziare a dire: "Signore io credo ma aiutami a credere nella mia incredulità!". «La tua vocazione conta più della tua fragilità. Non temere, anche la tua barca va bene! Anche la tua vita va bene per il Vangelo. Anche la tua zattera anche se sembra che perda i pezzi e faccia acqua. Gesù rialza, dà fiducia, conforta la vita, ma poi la incalza: "D'ora in avanti - dice - tu sarai". D'ora in avanti resterai peccatore ma diventerai pescatore di uomini. E il miracolo del lago non sono le barche riempite di pesci, non sono neppure le barche abbandonate per seguire il maestro, il miracolo grande è Gesù che non si lascia impressionare dai miei difetti, non ha paura dei miei peccati, ma mi affida il Vangelo e proprio là dove mi ero fermato mi fa ripartire. Allora posso dire: Credo in te, Signore, perché tu credi in me. Ti do fiducia perché tu mi dai fiducia. Ho speranza perché tu hai speranza in me» (p. Ermes Ronchi). |