| Omelia (24-05-2026) |
| don Michele Cerutti |
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Da Babele alla Pentecoste Da sempre c'è nell'uomo l'anelito all'unità, questo è nel profondo del suo cuore. A rompere l'unità è stato il peccato, come narrato in Genesi 1 ed è stato immesso nel mondo dal menzognero. Il racconto proclamato nella Prima Lettura è una sorta di ambizione smisurata. Lo scopo degli uomini, uniti da un'unica lingua, nel costruire una Torre che raggiungesse il cielo non era glorificare Dio, ma era pervaso dall'orgoglio di crearsi un nome: "venite costruiamoci una città una torre la cui cima giunga fino al cielo, facciamoci un nome per non essere dispersi sulla terra" (Gen 11,4). Joseph Ratzinger, nell'omelia di Pentecoste del 1977, come arcivescovo di Monaco, disse: "mentre stanno costruendo insieme si trovarono improvvisamente a costruire uno contro l'altro. E mentre cercavano di diventare dèi corsero il rischio di non essere più neanche uomini poiché in essi andò via ciò che è più umano, l'accordo e la capacità di comprendersi". Il rischio lo vediamo oggi e lo abbiamo visto nel corso della storia in particolare negli ultimi secoli con l'affermarsi di ideologie che promettono un'unità senza Dio, globalismi che escludono il trascendente questo avviene quando le culture cercano di cancellare le differenze escludendo la verità. Uno dei rischi da cui dobbiamo guardarci è quando il punto di partenza siamo noi perché ci troviamo a costruire proprio l'uno contro l'altro. La Pentecoste non elimina le differenze ma intende operare una trasfigurazione in Cristo. L'avere unità rispetta la diversità nella carità. Come vivere oggi l'unità dello Spirito? Teniamo conto che senza Dio non possiamo essere uniti. Ci vengono in aiuto: l'Eucarestia che è il sacramento di unità. 1 Cor 10,17: I molti credenti diventano un solo Corpo perché partecipano all'unico pane. La Confessione è la via per accedere alla comunione perché ripristina quella rotta dal peccato. La via dei sacramenti ci spinge a servire il prossimo e perdonare come Cristo ci ha perdonato solo così condividiamo la fede con rispetto e amore e siamo strumenti dello Spirito per l'unità. Tutto alimentato dalla preghiera. Concludo lasciandomi trasportare dalle belle parole di Papa Leone XIV nell'omelia del 1° giugno 2025: "Il Signore non vuole che noi, per unirci, ci sommiamo in una massa indistinta, come un blocco anonimo, ma desidera che siamo uno: ‘Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola'. L'unità, per la quale Gesù prega, è così una comunione fondata sull'amore stesso con cui Dio ama, dal quale vengono al mondo la vita e la salvezza. E come tale è prima di tutto un dono, che Gesù viene a portare. È dal suo cuore di uomo, infatti, che il Figlio di Dio si rivolge al Padre dicendo: ‘Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me'". |