Omelia (17-05-2026)
don Andrea Varliero
La giusta distanza

Oggi è il quarantesimo giorno: sono volati così in fretta questi giorni, densi di canto e di primavera, così intrisi della gioia della Pasqua. Da quel giorno di sepolcro vuoto, da quella sera di Resurrezione, sono trascorsi esattamente quaranta giorni, il tempo esatto per un cammino profondo e autentico, quaranta giorni per camminare insieme, per far maturare il cuore, per allenare lo sguardo e la vita. Ora è il tempo di tornare al Padre, è l'Ascensione di nostro Signore. Una festa difficile quella di questa domenica, che amplifica tutti i dubbi, che rinserra le domande, che insinua quello che appartiene a tutti noi: un dialogo interiore tra il credente e il non credente che ci abitano dentro. Per i discepoli di allora, che dubitavano, come per noi di oggi, che ci sentiamo dispersi. E allora torno a questo giorno: Lui ci chiede di non confondere l'Ascensione con l'assenza, ci chiede di vivere ogni giorno della Sua presenza, a volte così indecifrabile.
Ci indica la giusta distanza. Se c'è una cosa che ho imparato nell'abitare la Parola di Dio è che il fallimento più grande sta nella simbiosi, la pretesa a uniformare. Il fondere insieme, confusi, il ridurre l'altro a me stesso, considerarlo non differente da me, indifferente. La vita e il Dio della vita, per potersi chiamare tali, chiedono sempre una distanza, chiedono sempre la differenza. Una mamma è chiamata ad una distanza dai propri figli, perché possano camminare con le proprie gambe. Un papà è chiamato a lasciare andare i propri figli, ad affidarli ai propri desideri, alle loro vocazioni, ne è in gioco la loro felicità. Uno sposo e una sposa, quando celebrano il loro matrimonio, si accordano parole immense: «Io accolgo te come mio sposo, come mia sposa. Con la grazia di Cristo prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita». Amarti e onorarti: respirano insieme questi due verbi, uno non vive senza l'altro. Ti amo se ti onoro, ti onoro se ti amo. E onorare è quella giusta distanza che permette all'altro e all'altra di realizzare la propria esistenza, di seguire il proprio desiderio, di essere chi è chiamato ad essere. Non esiste amore senza una giusta distanza, senza un onorare. Vale per tutti noi, vale in qualsiasi ambito: una presenza soffocante non è amore, è qualcosa di tossico. Contro la tentazione a controllare, a confondere, a uniformare, a manipolare, ad abusare spiritualmente, Lui oggi vive la giusta distanza. Quella della vita, quella dell'universo.
È salito al Cielo. Attenzione! Ascensione non significa che sia andato lontano, fuori; tutt'altro: è entrato dentro. Se prima ha camminato accanto a noi, da oggi cammina dentro di noi. È entrato dentro l'atomo e dentro il filo d'erba. È entrato dentro gli abbracci e dentro i sorrisi. È entrato dentro le nostre formule scientifiche e dentro le nostre lacrime. È entrato dentro il cuore della vita, e dal di dentro spinge tutti noi a fiorire, come primavera.
È salito al Cielo. Per tutti noi, per offrirci una prospettiva diversa: possiamo declinare l'Ascensione come elevazione, elevazione umana. Guardare la laguna di Venezia dalla cima di un campanile antico mi ha fatto respirare una prospettiva di bellezza mai assaporata prima. Guardare le città della pianura dalla cima del colle mi fa percepire un colpo d'occhio di senso. Ascoltare una buona conferenza, leggere una bella pagina di un libro, vivere un momento di preghiera, parlare con un amico, creare con le mani, scrivere una parola buona, sono piccole esperienze di ascensione, di elevazione. Elevazione a questi nostri giorni, che tutto livellano, che tutto confondono, che tutto abbassano, che tutto umiliano. E dunque, una buona pratica di ascensione anche a noi è possibile, piccoli esercizi di ascensione quotidiana, di elevazione umana.
«Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine». C'è sempre, ma non come io vorrei. Non c'è come arroganza, non c'è come pretesa, non c'è come bacchetta magica, non c'è come scorciatoia, non c'è come violenza, non c'è come indifferenza, non c'è come rassegnazione, non c'è come umiliazione, né mortificazione. È con noi tutti i giorni come coscienza, come responsabilità, come coraggio, come speranza, come perdono, come parola e mano aperta di Vangelo. C'è come desiderio, infinito desiderio, infinito cammino tutto umano a incontrarlo, desiderio di amarlo e onorarlo sempre più cristallino, sempre più rinnovato. Ascensione di nostro Signore: una giusta distanza, un amare che è onorare, una elevazione, una presenza che si fa desiderio. Infinito desiderio.