| Omelia (17-05-2026) |
| Omelie.org (bambini) |
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Buongiorno Ragazzi e buona Solennità dell'Ascensione Come avete ben sentito nel vangelo, Gesù Risorto, dopo essere stato per 40 giorni con i discepoli mostrandosi a loro, li convoca in Galilea, la regione a Nord della Palestina, regione lontana dalla Giudea, da Gerusalemme. Come mai Gesù fa questa scelta? Perché la vita pubblica di Gesù ha avuto origine proprio in questa regione ed è da qui, dalla Galilea, che la missione dell'annuncio del vangelo, cioè della bella notizia che Dio ci ama, è affidata ora da Gesù stesso agli apostoli. Gesù convoca dunque i suoi discepoli in Galilea e lo fa su un monte, perché questo è segno della vicinanza a Dio. Ma attenzione: dobbiamo ricordare che la Galilea era la terra dei poveri, dei commercianti. Il primo messaggio che Gesù vuole darci, allora, è che per incontrarlo dobbiamo stare nel mondo, dove la gente vive e lavora, dove studia. Per un ragazzo della vostra età la scuola, l'oratorio, lo sport, il catechismo, sono i luoghi privilegiati per incontrare il Signore. L'Ascensione non è un addio, come a volte ci capita di pensare. Gesù sale al cielo certamente non per allontanarsi da noi, ma per donarci la sua stessa forza e lo stesso amore di Dio che egli ha sperimentato nella sua vita terrena. Gesù non è più accanto fisicamente ai discepoli ma, con il dono dell'Ascensione, vive dentro i discepoli, vive in ciascuno di noi. Prova ne è il fatto che egli li invia come suo segno, come sua presenza perché ogni persona possa conoscere il suo amore infinito e possa capire che questo amore gratuito gli appartiene, è un dono grande per lui. In questo modo capiamo che la festa di oggi ci insegna a cercare Dio non solo nella sua Parola, nei suoi sacramenti, ma anche negli altri. Sì, proprio in tutti gli altri. Avete presente quando fate qualcosa di bello per un amico? Quando aiutate qualcuno senza che nessuno ve lo chieda? In quel momento Gesù non sta guardando dal balcone del Paradiso ma sta agendo attraverso le vostre mani. L'Ascensione è il momento in cui Gesù dice: "Adesso tocca a voi. Prendetevi cura del mondo con il mio stesso stile." Il racconto del vangelo mette in evidenza due atteggiamenti importanti dei discepoli i quali adorano Gesù come Dio: ormai lo hanno davvero capito però - sottolinea il vangelo - "alcuni di essi dubitarono". A noi, che leggiamo questa informazione, sembra che i discepoli non siano ancora sicuri di quello che vedono. Questa loro difficoltà, in un certo senso, ci conforta tanto perché i discepoli non sono dei super uomini, ma persone come noi! Allora dobbiamo capire che il dubbio non è il contrario della fede ma ne fa parte, serve a suscitare le domande giuste e a ricercare, a conoscere, ad approfondire il messaggio di Gesù. D'altra parte il Maestro non sceglie persone perfette o "robot" che dicono sempre di sì. Sceglie persone vere, con i loro dubbi, perché la sua presenza non dipende da quanto siamo bravi noi, ma da quanto è fedele Lui e, sulla sua fedeltà nei nostri riguardi, non abbiamo nessuno dubbio, vero ragazzi? Gesù propone loro una missione, un compito che è quello di battezzare nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Per battezzare c'è bisogno dell'acqua e ci sono dei nomi importanti da pronunciare su chi viene battezzato. Sono i nomi di Dio: il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo che raccontano il ruolo che ha ciascuno verso di noi. Che significato ha questo? Il battesimo è il segno di una vera e propria immersione in Dio. Come quando ci tuffiamo in mare e l'acqua ci avvolge ovunque. Essere cristiani significa essere "immersi" nello stile di vita di Dio che è quello dell'Amore. Non è un'etichetta, è un modo di vivere "inzuppati" di bene. Inoltre il vangelo si conclude con una promessa importantissima, tant'è vero che i discepoli, dopo questa promessa, tornano a casa pieni di gioia. Cerchiamo di capire anche noi questa promessa per vivere la loro stessa gioia. Ecco le parole dette da Gesù: "Io sono con voi tutti i giorni": questo è il segno che chiude il cerchio aperto proprio nelle prime pagine del Vangelo di Matteo. All'inizio del suo vangelo troviamo lo stesso annuncio che però è racchiuso in un nome: EMMANUELE, che significa "Dio con noi". Gesù, allora, conferma la promessa della sua presenza costante. È il segno della sua fedeltà totale per noi. Egli non dice "ci sarò se fate i bravi", ma "Io SONO con voi": la sua promessa supera ed è attiva anche durante le nostre fragilità e incapacità di fare il bene. Il segno dell'Ascensione è che cielo e terra sono un'unica realtà abitata da Dio. Gesù scompare come "individuo" per riapparire come "presenza" in ogni persona che amiamo. Egli ci dice: "Qualunque cosa avrete fatto al più piccolo tra voi l'avete fatta a me!" L'Ascensione ci insegna che Gesù si fida di noi perché ci lascia in mano il suo progetto: quello di essere costruttori del Regno del Padre e questo lo potete fare usando gentilezza, cercando di essere giusti, impegnandovi ad essere amici di tutti, in particolare di quei compagni che sono sempre un po' trascurati dagli altri. Torniamo a casa anche noi, in questa domenica, con la stessa gioia nel cuore dei discepoli. Una gioia che ci viene donata dalla promessa fatta da Gesù: "Io sono con te tutti i giorni fino alla fine del mondo". Buona domenica Commento a cura di Piera Cori |