| Omelia (17-05-2026) |
| Missionari della Via |
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Oggi celebriamo l'ascensione al cielo di Gesù. Potremmo chiamarla il tempo della fiducia che Gesù ripone in noi. Siamo infatti chiamati a continuare la missione che Egli ha iniziato: far conoscere a tutti l'amore del Padre. Per poter iniziare la nostra ascesa al cielo (che non significa lasciare questa terra ma vivere in Cristo Gesù), Egli ci dà delle indicazioni. Innanzitutto i discepoli si recano in Galilea sul monte che Gesù aveva loro indicato. Questo ci dice che ci sono luoghi dove possiamo incontrare il Risorto, ma spesso non abbiamo la buona abitudine di coltivare e di custodire questi luoghi. La frenesia di questo mondo e delle cose da fare ci tolgono spesso il tempo da dedicare a Dio: andare a Messa, pregare, abbiamo sempre motivi per rimandare. Invece i discepoli vanno nel luogo che Gesù ha loro indicato. L'incontro è particolare: lo vedono, si prostrano ma dubitano! Quante volte capita così anche a noi: preghiamo, diciamo di credere in Dio, ma quando certe cose non si realizzano, quando la sofferenza, la delusione, la disperazione sembrano prendere il sopravvento, dubitiamo. Dubitiamo che Dio ci ami. Ed è qui che Gesù dice ai suoi che Egli ha potere su tutto; non si tratta del potere di questo mondo, il potere di chi possiede, ma il potere di chi dona, di chi si sa fare da parte perché l'altro viva. Il potere di Gesù si manifesta nel mandare i suoi discepoli a fare qualcosa di bello. La chiusura del Vangelo è splendida: «Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Gesù ascende ma non ci lascia soli! Egli è sempre con noi, non più fisicamente (e poteva essere vicino solo a poche persone in quel tempo) ma spiritualmente, perciò è vicino a tutti, perché presente per mezzo dello Spirito che il Padre invierà perché possiamo compiere la missione che Egli ci affida. Che bello, Gesù si fida di noi! Potrebbe fare tutto da solo ma ci lascia spazio. «Facendo un parallelo, un padre è veramente padre quando il figlio non ha più bisogno di lui. Quando il figlio è capace di fare le cose da solo, allora il padre ha compiuto la sua missione. Il padre, quello bravo, non è quello che risolve i problemi, ma aiuta il figlio a fare ciò. Ecco, il Signore è uno che ci dà fiducia. E noi viviamo della fiducia che ci viene data» (don Fabio Rosini). Ho conosciuto un padre che ha avviato una grossa impresa, ma che non è riuscito a coinvolgere il figlio. Non gli ha dato fiducia, aveva paura che questo figlio distruggesse tutto. Lo ha trattato sempre da garzone, quasi da incapace. Il risultato finale? Il figlio se n'è andato! Questo ci dice che se un uomo non riceve fiducia non sboccia, perché uno cresce dalla fiducia paterna. È ciò che il Signore Gesù fa con noi: ha tanto da insegnarci ma sa lasciarci spazio, ci affida una missione: fare discepoli, battezzare nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Battezzare la gente, immergere nell'amore di Dio, far entrare la gente nella meraviglia della paternità di Dio. Che bello portare le persone a Dio. Vogliamo dunque fare nostra questa famosa preghiera di un anonimo fiammingo del XIV secolo: «Cristo non ha più le mani, ha soltanto le nostre mani per fare il suo lavoro oggi. Cristo non ha più piedi, ha soltanto i nostri piedi per guidare gli uomini sui suoi sentieri. Cristo non ha più voce, ha soltanto la nostra voce per raccontare di sé agli uomini di oggi. Cristo non ha più forze, ha soltanto il nostro aiuto per condurre gli uomini a sé. Noi siamo l'unica Bibbia che i popoli leggono ancora; siamo l'unico messaggio di Dio scritto in opere e parole». PREGHIERA Signore, sostienimi nel cammino della vita perché io compia la missione che tu mi hai affidato. |