Omelia (15-05-2026)
Missionari della Via


Un giorno mi trovavo al cimitero con dei genitori che avevano perso il loro unico figlio maschio morto in tragiche circostanze. Davanti al loro disperato dolore sentii tutta la mia impotenza. In certi momenti non si è capaci neanche di parlare. In fondo, tutte le nostre parole rischierebbero di risultare fuori luogo. Solo una presenza anche silenziosa, una presenza fatta di abbracci e lacrime condivise. La mamma di questo ragazzo in quel momento mi disse se potevo scrivere una frase da mettere sulla tomba del figlio. A ciò, subito mi sovvennero queste parole di Gesù: «voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia». Scrissi su un foglio queste parole e le poggiai sulla tomba del figlio. Le dissi di pensare che queste parole, in quel momento, le stava dicendo suo figlio. Questa mamma mi guardò e mi abbracciò forte. Il loro figlio non era più fisicamente in mezzo a loro, e questo vuoto sarebbe rimasto, ma vi era la consolazione che era vivo in Dio e che lo avrebbero rivisto, e quel loro dolore si sarebbe tramutato in gioia! Solo le parole di Gesù potevano lenire il dolore del loro cuore. Ho raccontato questa storia perché penso vi sia un tempo per parlare e un tempo per tacere, ma vi è sempre il tempo della parola d'amore che il Signore rivolge al nostro cuore. Certo, la Parola a volte non è subito accolta da chi vive un grande dolore che si è tramutato in rabbia, ma lasciamo al Signore i tempi e i modi nei quali questo seme della Parola può crescere nel cuore. A noi tocca dire, e soprattutto testimoniare con la nostra vita, l'amore e la vicinanza di Dio.

«Nel calendario della vita, il parto è l'ora della sofferenza ma quel dolore ha una sua intrinseca fecondità. Una mamma accetta di passare attraverso il dolore del parto perché sa che il dolore non è fine a se stesso ma è la via obbligata per generare la vita. È un annuncio che forse abbiamo dimenticato. Siamo abituati a pensare al dolore come un limite, un ostacolo, qualcosa che impedisce di realizzare i progetti che abbiamo messi in cantiere. La sofferenza appare oggi come un insulto alla gioia di vivere, come spazzatura da buttare. Gesù invece annuncia che il dolore genera vita. Non il dolore in quanto tale ma quel dolore che viene accolto e vissuto per amore e con amore. Nella vita possiamo incontrare opposizioni o incomprensioni, insuccessi e delusioni. Non importa! Dobbiamo sapere che non possiamo servire il Vangelo se non siamo disposti a soffrire. "A voi è stata data la grazia non solo di credere in lui, ma anche di soffrire per lui". Così scrive Paolo alla comunità di Filippi. È una regola antica ma sempre valida» (don Piero de Santis).