| Omelia (10-05-2026) |
| don Alberto Brignoli |
|
Non siamo orfani di Dio Leggendo il testo del Vangelo di oggi, mi ha colpito una frase di Gesù rivolta ai suoi discepoli: "Non vi lascerò orfani: verrò da voi". Una frase di questo tipo detta nel contesto dell'Ultima Cena non poteva lasciare indifferenti i discepoli. Gesù da qualche tempo stava dicendo loro in mille forme che li avrebbe abbandonati presto, e che quest'abbandono agli occhi del mondo avrebbe assunto le sembianze della morte. Una notizia così non lascia sereni i discepoli, perché sentono di avere ancora bisogno di Gesù come un bambino ha bisogno di suo padre: è lui, infatti, che li ha generati alla fede e li ha accompagnati alla scoperta di un Dio che non è giudice, ma Padre amoroso e misericordioso. Tuttavia, Gesù cerca di correre ai ripari: anzi, con grande tenerezza gioca d'anticipo, annunciando, ancora prima della sua partenza da questo mondo, che "il Padre vi darà un altro Paràclito, perché rimanga con voi per sempre". E a questo "Paràclito" dà un nome concreto: lo Spirito della Verità. In definitiva, Gesù e il Padre hanno compreso che l'uomo non può rimanere da solo nel gestire la propria vita di fede. Anche il più convinto tra i credenti ha bisogno di essere sostenuto ogni giorno da qualcuno che "parli per lui" (questo significa la parola "Paràclito"), qualcuno che, invocato, soccorra in suo aiuto e, come ogni buon avvocato difensore, lo possa aiutare nella difesa della verità, soprattutto in un mondo che alla verità antepone la calunnia e la menzogna. Rimanere orfani nella vita è qualcosa di veramente drammatico, soprattutto quando si è fanciulli e quando, con il proprio papà, si ha un legame molto profondo; ma credo lo sia ancora di più rimanere orfani nella fede e, più in generale, nella dimensione spirituale della vita. E di orfani spirituali questa società è piena zeppa... Abbiamo, infatti, la tendenza ad arrangiarci in tutto, a "fare da soli", a vivere come se fossimo sempre immersi in un selfie, coadiuvati in questo da una società che ti permette il "fai da te" stando comodamente a casa tua attraverso il "click" del mouse di un computer o il touch screen del cellulare. Non hai quasi più bisogno di andare in banca per fare delle operazioni (dove peraltro ormai devi arrangiarti da solo anche lì...); non hai più la necessità di andare a fare la spesa al supermercato, perché puoi fartela comodamente portare a casa; non ti serve più andare dal medico, perché ti fai mandare le ricette via mail, e anche per le medicine trovi ormai farmacie che te le recapitano a casa; lo stesso dicasi per quando hai fame, visto che non devi più nemmeno "sbatterti" a pensare cosa mangiare, perché il pranzo o la cena ti vengono comodamente recapitati in moto o in bici da un corriere spesso sfruttato e sottopagato, ma che accetta di fare qualsiasi cosa, pur di sfamare i propri figli, correndo veramente il rischio di lasciarli orfani... In questa logica del "fai da te" entrano anche i valori dello spirito. Non si fa più caso all'annuncio dei principi di fede e dei valori proclamato dalle distinte religioni (le quali, checché se ne dica, numericamente sono entrate in crisi tutte, non solo il cristianesimo); si preferisce dar credito a una serie di valori (e in molti casi di "disvalori") creati da noi stessi come "linee" per la nostra vita spirituale. E così, finiscono per diventare "valori dello spirito" molti elementi che di spirituale non hanno nulla, ma che per molte persone rappresentano "l'assoluto", il "bene supremo": una vita di comodità e di lussi anche quando economicamente non ci è concesso; la ricerca del successo e della notorietà che ormai sono a portata di mano, anzi di "social"; l'adorazione del Dio denaro come unico assoluto della vita; il tempo occupato dal lavoro fino all'esasperazione (spesso alla faccia di chi non l'ha e non riesce a trovarlo), e via dicendo. Per non parlare di molte e variegate forme di religiosità "fai da te": tra esse, la ricerca di dimensioni trascendentali apprese da altre culture attraverso libri, viaggi, contatti presi in rete, dove si confonde l'incontro con Dio con la ricerca del benessere fisico e spirituale; oppure la costruzione di alcuni modelli di fede individualistici basati sul sincretismo religioso o sull'accostamento di elementi provenienti da differenti espressioni religiose, in una sorta di pot-pourri spirituale... Ma facciamo attenzione, perché anche nella nostra fede cristiana ci possono essere stili di vita imperniati sul "fai da te": esperienze spirituali personali di carattere intimistico, ovvero non condivise con altri, perché - si usa dire - "con il mio Dio me la vedo io, con lui solo mi sento sicuro"; religiosità costruite su un modello di Dio talmente personale e con una autoconvinzione talmente forte da divenire quasi integraliste se non addirittura pericolose, in quanto pervase di fanatismo (soprattutto quando portano al paragone... "dove vado a pregare io c'è la fede, qui invece no"...); ci metterei anche quelle espressioni di religiosità nelle quali spesso in molti incappiamo, quando basiamo la nostra vita di cristiani su quelle "due o tre cosette" fatte per sentirci a posto con Dio (la messa domenicale - magari neppure settimanalmente - la confessione di circostanza una volta l'anno, una candela accesa alla statua della Madonna in vista di un favore da ottenere, e tutto finisce lì). Tutte queste cose sono indice della nostra situazione di "orfani" della fede; a volte, orfani volontari perché contribuiamo anche noi, con la nostra indifferenza religiosa, a uccidere ed eliminare Dio dalla società; a volte, invece, orfani resi tali perché lasciati soli da una comunità di credenti che - spesso a partire da noi pastori - non ci accompagna come dovrebbe nel nostro cammino di fede, e finisce pure lei per conformarsi con quelle "due o tre cosette" che ci fanno sentire a posto con la coscienza per aver fatto il minimo indispensabile. Ma noi non siamo Chiesa "da soli". Noi non possiamo pretendere di costruirci un modello di vita di fede "fai da te" eliminando l'azione dello Spirito Paràclito dalle nostre comunità. Per fortuna, Gesù ci ha detto che non ci lascia orfani; e oggi, più che un'infusione di fiducia e speranza, la sua Parola deve suonare come un ammonimento, ovvero, attenti a non vivere una fede fatta a nostra misura. Attenti a non essere religiosi secondo i nostri schemi. Attenti a non crearci un Dio a nostra immagine e somiglianza. Lo Spirito Paràclito, invocato e atteso nella Pentecoste ormai vicina, non ci permetterà di restare orfani, né di vivere una fede "fai da te" come se Dio non esistesse... |