| Omelia (10-05-2026) |
| don Michele Cerutti |
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Il dono dello Spirito Pietro ci offre nella sua lettera un versetto importante: "dare ragione della speranza". Questo è un imperativo importante per chi è chiamato, in forza del battesimo, a testimoniare la propria fede. Questo è il compito di ogni cristiano e non possiamo relegarlo solo agli esperti quali possono essere i consacrati, le consacrate e i sacerdoti. Tutti siamo chiamati con responsabilità a diffondere il messaggio cristiano. Rendere ragione della speranza oggi non significa fare prediche. Significa che, in un ufficio dove tutti si lamentano, tu sei quello che prova a costruire. In una famiglia ferita, tu sei quello che chiede scusa per primo. Quando ti chiedono: 'Ma chi te lo fa fare?', quella è l'occasione per rispondere: 'Lo faccio perché mi sento amato da Dio'. Penso a Madre Teresa una volta un giornalista, vedendola pulire le piaghe purulente di un moribondo abbandonato tra i rifiuti, le disse: "Io non lo farei neanche per un milione di dollari". Lei rispose con calma: "Io neppure. Lo faccio per amore di Gesù". La sua ragione di speranza era vedere Cristo sotto il travestimento più penoso (quello del povero). Per lei, ogni persona era un motivo per sperare nel bene. Gesù, nel brano evangelico odierno, conosce bene le nostre difficoltà e proprio per questo, dopo aver consegnato il testamento dell'amore vissuto nella lavanda dei piedi e dopo averci esortato a ritrovare la pace del cuore, ci offre una promessa quella ti donarci un difensore. Per questo ci viene garantito il Paraclito, che vuol dire colui che ci è vicino, lo Spirito Santo. Egli ci suggerisce le parole giuste e ci ricorda che Dio non è giudice lontano ma vicino. È lo Spirito che spinge alla missione. Nel primo brano vediamo come gli apostoli non si limitano a dei bei discorsi, ma compiono gesti. Gli spiriti impuri escono, i paralitici e gli storpi guariscono. Lo Spirito ci sostiene non solo con parole e teorie, ma con gesti perché la parola di Dio diventa credibile quando accade qualcosa di buono. In forza del Consolatore veniamo aiutati a diffondere la gioia perché riusciamo ad avvolgere tutti creando la consapevolezza di essere amati. Lo spirito è il carburante che permette la gioia degli apostoli di non spegnersi e diventare fede matura. Quanto c'è bisogno di crescere nella consapevolezza che è lo spirito è portatore di gioia lì dove incontriamo le persone non i luoghi che vogliamo noi. Oggi attingo dai Santi per concretizzare queste letture impegnative. Penso a Don Bosco a Torino dove i ragazzi erano abbandonati e incontra il suo primo giovane dell'oratorio di Valdocco Bartolomeo Garelli e da quell'incontro nasce una domanda: sai fischiare? Da una richiesta semplice incontrando quel giovane il Santo concretizza anche lui il fatto che bisogna incontrare l'altro lì dove si trova e aiutati dal Paraclito parlare il linguaggio partendo dalle sue necessità concrete. |