Omelia (09-05-2026)
Missionari della Via
Commento su Giovanni 15,18-21

«Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia». Le parole che oggi il Signore rivolge a tutti quelli che vogliono seguirlo fedelmente dicono che essere suoi discepoli comporta spesso operare delle scelte scomode, che vanno controcorrente rispetto a una certa mentalità, che sono messe in discussione da chi ci circonda, da chi tende a farci vivere diversamente, come se un cristiano stesse fuori posto su questa terra. Gesù ci mette in guardia dall'adattarci a una certa logica mondana che papa Francesco ha denunciato anche all'interno della stessa Chiesa. «Guai a voi quando tutti diranno bene di voi», ci ricorda nostro Signore, perché questo significherebbe che ci siamo adattati ad un modo di vivere che ha poco dell'essere cristiani. Accade quando, per non avere fastidi, annacquiamo il Vangelo, lo rendiamo acqua zuccherata. Gesù ha affermato che il mondo ha odiato Lui: non c'è infatti possibilità di pacifica convivenza tra le tenebre e la luce, tra la verità e la menzogna. Ora, se hanno perseguitato e odiato Gesù, come potremmo noi pensare di vivere una vita tutta all'insegna del consenso, degli applausi da parte di quel mondo che non solo non cerca Dio ma pure lo combatte? Nonostante la volontà di voler bene a tutti e di rispettare il pensiero, le scelte, la libertà di ognuno, chi pratica il Vangelo darà sempre fastidio in certi ambienti, a certe persone. Non sarà sempre odio (anche se in certi posti si muore solo per il fatto di essere cristiani) ma rifiuto di collaborare o indifferenza, che è in fondo l'atteggiamento che si vive in questo mondo dove Dio è stato messo da parte, dove, come direbbe un filosofo, Dio è morto e lo abbiamo ucciso noi!

Dunque coraggio, e se ci tocca soffrire per amore del Vangelo, se ci tocca affrontare derisioni o indifferenza non dimentichiamo che Gesù "ha vinto il mondo" e lo ha salvato. Non a caso, papa Francesco così ha scritto: «Dio mi chiede di guardare gli altri con tanta misericordia e come se li stessi scegliendo per Lui. Senza escludere nessuno, poiché tutti sono scelti dall'amore di Dio».

La testimonianza della Beata Chiara Luce Badano, col suo sorriso contagioso e la sua sofferenza redentrice

Una coppia italiana ha pregato per un bambino per ben undici anni, prima della nascita della loro figlia Chiara. Da ragazza, molto amorevole e premurosa grazie alla guida dei genitori, si è unita al movimento dei Focolari (un movimento dedicato alla unità di tutte le persone), andava a messa quotidianamente, e amava scalare le montagne. Chiara Luce ha avuto la grazia della bellezza ed era circondata da molti amici. Un giorno, mentre giocava a tennis, ha notato un dolore che ha portato alla sua diagnosi: un gravissimo cancro alle ossa. Attraverso la sua esperienza, altri hanno visto il valore redentivo della sofferenza. I suoi occhi brillavano di gioia. Lo notarono le tante persone che le facevano visita nella sua stanza d'ospedale, tra cui il team medico e il cardinale Saldarini. Un medico ha commentato: "Attraverso il suo sorriso, e attraverso i suoi occhi pieni di luce, ci ha mostrato che la morte non esiste; esiste solo la vita". Offriva a Gesù la sua sofferenza, in nome del rispetto della volontà di Dio. Spesso rifiutava anche la morfina, dicendo "voglio condividere quanto più possibile la Sua sofferenza sulla croce".

Alla fine restò paralizzata, e morì a diciotto anni, nel 1990. Ha dato tutto agli altri, affidando i suoi risparmi ad un amico missionario e persino donando la cornea dei suoi occhi così luminosi. Non aveva chiesto la sua malattia, ma l'ha accolta con un amore fedele, confidando in Dio. Ha continuato ad amare il prossimo persino sul letto di morte, e come ulteriore testimonianza di amore ha chiesto di essere seppellita in un abito da sposa. La sua causa di beatificazione è stata avanzata da un giovane ragazzo di nome Andrea Bartole, miracolosamente guarito da una meningite fulminate. I suoi genitori avevano pregato per l'intercessione di Chiara, e un gruppo di medici dichiarò che non vi era alcuna spiegazione medica per quanto accaduto. Chiara è stata beatificata il 25 settembre 2010. Vengono spesso citate le sue parole: "Non ho più niente, ma ho ancora il cuore e con quello posso sempre amare".