Omelia (08-05-2026)
Missionari della Via


«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici». Qualcuno diceva che la misura dell'amore è amare senza misura! Gesù è molto concreto: non si può dire di amare se poi non si ha desiderio di donarsi per il bene dell'altro. Tante volte corriamo il rischio di dire "ti voglio bene, ti amo" perché stare con quella persona ci fa stare bene. Ma questo è un voler bene limitato: ti voglio bene perché io sto bene, fai star bene me, è dunque un amare con tornaconto. L'amore vero è volere il bene dell'altro anche se questo mi costa! Gesù dimostra il suo amore donando la sua vita e ci da questo modello. Vi è un passaggio dall'Antico al Nuovo Testamento: non più amare il prossimo come noi stessi, ma amarlo come Gesù ci ha amato! Gesù ci dona un nuovo modello: se stesso. Amare l'altro come noi stessi presenta infatti un rischio: io posso volere per me una cosa sbagliata, amarmi in maniera sbagliata, desiderare in modo disordinato; e allora amare così, secondo il mio modo di vivere e di pensare, significherebbe fare del male all'altro o, al massimo, amare quando l'altro/a se lo merita. Alla fine di questa vita noi saremo giudicati sull'amore, sull'amore donato, non su un vuoto sentimento privo di coinvolgimento. Noi saremo giudicati sulle opere, sulla compassione che si fa vicinanza e aiuto premuroso. Preghiamo dunque affinché sia il Signore il modello del nostro agire. L'amore non è solo un flatus vocis: l'amore è concreto, l'amore ha una verità e questa verità è Cristo Gesù che ama fino alla fine anche quando viene tradito!

«Che cosa fare come discepoli di Gesù? Credere all'amore (cf. 1Gv 4,16), amare gli altri perché Dio ci ha amati per primo (cf. 1Gv 4,19) e non cedere mai alla tentazione di pensare che ci basti nutrire un amore di desiderio o di attesa per Dio: no, lo amiamo se realizziamo il comandamento nuovo dell'amore reciproco, a immagine di quello vissuto da Gesù. L'amore presente nel desiderio di Dio può essere una grande illusione, e Giovanni lo ribadisce con forza: "Se uno dice: ‘Io amo Dio' e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede" (1Gv 4,20). Ecco, noi cristiani dobbiamo avere la consapevolezza di essere originati dalla carità, dall'amore di Dio che ci spinge addirittura ad amare il non amabile, a operare la carità verso il nemico o verso chi ha commesso il male nei nostri confronti. Si legge in un detto: "Hai visto il tuo fratello? Hai visto Dio!". Parole che possono anche essere comprese come segue: "Hai amato il tuo fratello? Hai amato Dio!"» (Enzo Bianchi).