Omelia (06-05-2026)
Missionari della Via


Del Vangelo di oggi vogliamo cogliere due aspetti.

Il primo ci è dato da queste parole di Gesù: «senza di me non potete fare nulla». Gesù non ci dice che senza di Lui possiamo fare poco, ma ci dice che senza di Lui non possiamo fare nulla! Questa frase non è una minaccia, è una luce liberante sulla nostra vita, sulle nostre opere. Ovverosia: non si fanno opere cristiane a partire da noi stessi. Senza nostro Signore non facciamo nulla di consistente, nulla che abbia il sapore dell'immortalità, facciamo cose che vanno verso il nulla. Alla fine non andranno oltre la fine di questa vita: qui sono nulla e nulla rimarranno. Se vogliamo portare frutto occorre che ci innestiamo in Cristo, innestati nella vita vera e non una vite da strapazzo. «Io sono la vera vite e il padre mio è il vignaiolo», ci dice Gesù. Qui si tratta di attaccarci alla linfa vera; invece, quante volte noi stiamo attaccati a prese false, ci prendiamo in giro dicendoci che le cose funzionano. Quanto è importante essere onesti con noi stessi, riconoscere quando le cose non ci portano da nessuna parte, sia a livello umano che ecclesiale. Facciamo progetti su progetti ma non servono a nessuno. Tante volte ci vuole coraggio e dire "sto perdendo tempo, non sto dando frutto". Il secondo aspetto ci è dato da quest'altre parole: «Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto». Gesù ci prospetta due casi. Il primo negativo: il tralcio è secco, non porta frutto, viene perciò tagliato e buttato via. Il secondo caso è positivo: il tralcio è ancora vivo e vegeto; viene perciò potato. Quante potature vi sono da fare nella nostra vita perché possiamo portare più frutto! Bisogna avere il coraggio di fare delle scelte, mettere ordine nella nostra vita. Occorre potare, occorre che ci facciamo potare lasciando cadere i pezzi inutili, cioè i desideri, ambizioni, progetti e tendenze carnali che ci disperdono da tutte le parti e non ci permettono di concludere nulla. Domandiamoci dunque: cosa vi è da tagliare nella nostra vita?

«Un giorno Michelangelo, passeggiando in un giardino di Firenze, vide, in un angolo, un blocco di marmo che sporgeva da sottoterra, mezzo ricoperto di erba e di fango. Si fermò di scatto, come se avesse visto qualcuno, e rivolto agli amici che erano con lui esclamò: "In quel blocco di marmo c'è racchiuso un angelo; debbo tirarlo fuori". E, armatosi di scalpello, cominciò a sbozzare quel blocco finché non emerse la figura di un bell'angelo. Anche Dio ci guarda e ci vede così: come dei blocchi di pietra ancora informi e dice tra sé: "Lì dentro c'è nascosta una creatura nuova e bella che aspetta di venire alla luce; di più, c'è nascosta l'immagine del mio stesso Figlio Gesù Cristo (noi siamo destinati a diventare "conformi all'immagine del Figlio suo"); voglio tirarla fuori!". E allora che fa? Prende lo scalpello che è la croce e comincia a lavorarci; prende le forbici del potatore e comincia a potare. Non dobbiamo pensare a chissà quali croci terribili. Ordinariamente egli non aggiunge nulla a quello che la vita, da sola, presenta di sofferenza, fatica, tribolazioni; solo fa servire queste cose alla nostra purificazione» (p. Raniero Cantalamessa).