| Omelia (05-05-2026) |
| Missionari della Via |
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Dal Vangelo di oggi vogliamo cogliere due aspetti: l'invito a rallegrarci e il dono della pace. Gesù ha annunciato ai suoi discepoli la sua morte ormai imminente e, davanti al loro comprensibile turbamento, Egli li rassicura aggiungendo: «Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre». Se pensiamo alla morte di qualche nostro caro queste parole risuonano anche per noi. Nella nostra sofferenza, nelle nostre lacrime, nel vuoto che sentiamo siamo chiamati - e non è certo facile - a gioire perché la persona che amiamo è andata in un posto migliore. Questa sarebbe anche una forma di amore: essere disposti a soffrire la perdita purché l'altro stia bene. Nei momenti di dolore per la morte dei nostri cari, ci fa bene pensare che loro sono nelle mani di Dio e sono entrati nella vera vita! Questo è consolante, riempie il nostro dolore di semi di risurrezione. Il secondo aspetto ci viene dal dono della pace che Gesù fa ai suoi discepoli. Gesù risorge e, incontrando i suoi, la prima parola che erompe dal suo cuore è: Pace a voi! Gesù dona loro una certezza, non un augurio: dice che la pace è già qui. «Vi do la mia pace, ma non come la dà il mondo». La pace che il mondo propone è assenza di guerra, dove spesso ci sono vinti e vincitori, pace che nasce dalle minacce e dall'uso della violenza a danno dei più deboli. No, non è questa la pace che dona il Signore, la sua è una pace più profonda: Egli stesso è la nostra pace, Egli è il principe della pace! Si tratta di una pace che non significa assenza di problemi, ma pace nei problemi. A noi tocca accoglierlo nella nostra vita. «La pace che non si compra e non si vende; dono che diventa conquista con un artigianato paziente. Come? Respingendo i tre maledetti verbi della guerra: Prendere, depredare e impossessarsi anche di ciò che non è tuo; Salire, cercare prestigio e grandezza, essere il più grande; Dominare, la seduzione e la prostituzione del potere. A questi, Gesù lungo tutto il suo vangelo contrappone tre verbi benedetti: Dare, condividere e donare, anziché tenere in pugno; Scendere, come il Samaritano buono, che scende da cavallo e si china sul dolore; Servire, verbo per coraggiosi e innamorati, per madri che sanno dire: "prima vieni tu, e dopo io". Dare, scendere servire. Tre verbi benedetti, che disarmano le menti» (p. Ermes Ronchi). |